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Immagine d'archivio

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Il Piano antenne arriva in consiglio e le associazioni chiedono di vietare la tecnologia 5G

Wwf e comitato Stop 5G parteciperanno alla seduta dopo essere stati ascoltati in commissione per avanzare le proprie richieste

Si riunirà venerdì mattina, alle 10.30, il consiglio comunale che, fra gli altri punti all'ordine del giorno, discuterà del nuovo regolamento sulle antenne. E il comitato Stop 5G Chieti, già ascoltato in commissione insieme al Wwf prima dell'approvazione del regolamento da portare in consiglio, annuncia la sua presenza "a testimoniare l’attenzione verso questo tema dal quale dipendono la salute della nostra comunità e quella dell’ambiente".

Nella commissione, in particolare, l'associazione e il gruppo avevano chiesto di non consentivare alcuna attivazione del 5G sul territorio comunale "in nome del Principio di Precauzione, sancito da una legge europea, facendo proprie l’ordinanza
e la delibera proposte dall’Alleanza STOP 5G Italia, sulla scia di altre amministrazioni".

Al momento, la tecnologia 5G è in sperimentazione in cinque città, fra cui L'Aquila, e 120 piccoli comuni, 11 dei quali in Abruzzo, ossia Fresagrandinaria nel chietino; Barete, Canistro, Civita d’Antino, Gagliano Aterno, Introdacqua e Morino nell’aquilano; Tossicia in provincia di Teramo; Brittoli, Castiglione a Casauria e Montebello di Bertona nel pescarese.

Anche il Wwf solleva i suoi dubbi su questa nuova tecnologia perché

prevede l’impiego di frequenze mai usate finora. Una scelta certamente non priva di incognite, tant’è vero che moltissimi ricercatori, a livello mondiale, stanno chiedendo una moratoria finché non saranno effettuati studi attendibili e indipendenti sull’impatto sanitario e ambientale che questa tecnologia può comportare. Un documento recentemente varato per iniziativa dell’Istituto Superiore di Sanità è sostanzialmente possibilista nei confronti della nuova tecnica, pur raccomandando cautela e ulteriori approfondimenti in particolare per le esposizioni precoci e a lungo termine. Si tratta però di uno studio duramente contestato nei metodi e nelle conclusioni da ISDE – Medici per l’ambiente: secondo gli specialisti di questa benemerita associazione deve prevalere il principio di precauzione e ogni Comune dovrebbe vietare il 5G nel proprio territorio, sperimentazioni comprese, “fino a quando non sia adeguatamente pianificato un coinvolgimento degli enti pubblici deputati al controllo ambientale e sanitario, messe in atto valutazioni del rischio e un piano di monitoraggio dei possibili effetti sanitari degli esposti che dovrebbero essere informati dei rischi potenziali”. Molti dei 120 piccoli Comuni coinvolti si stanno del resto ribellando a una sperimentazione tecnica (e non sanitaria) imposta dall’alto che trasforma i cittadini non già in cavie, perché le cavie sono almeno controllate, ma in potenziali vittime di una tecnologia dei cui effetti sulla salute si sa ancora troppo poco.

Per questo, anche l'associazione ambientalista chiede all'amministrazione comunale di fare in modo che il piano antenne rispetti 

sia l’obbligo della trasparenza e del coinvolgimento dei cittadini in scelte fondamentali per la loro salute (informazione prima dell’approvazione e non a cose fatte), sia il principio di precauzione vietando il 5G sino a quando non ci saranno certezze sanitarie e ambientali sugli effetti di questa tecnologia, come sta accadendo in tutta Europa.

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