Domenica, 21 Luglio 2024
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Cinghiali, salasso per l'agricoltura: in 7 anni 18 milioni di danni in Abruzzo

La nostra regione è la più colpita secondo i dati di Confagricoltura e Ispra. Dal 2015 al 2021 gli abbattimenti sono aumentati del 45%, ma le conseguenze per il settore agricolo sono state drammatiche

Aumentano gli abbattimenti nei cinghiali, ma i danni causati all'agricoltura sono da capogiro. Tra il 2015 e il 2021 sono stimati intorno ai 120 milioni di euro per un totale di oltre 105.000 eventi di danno. La regione più colpita è l'Abruzzo, con circa 18 di euro nel periodo considerato. Segue il Piemonte, con 17 milioni; altre tre regioni hanno fatto registrare oltre 10 milioni di euro di danni: Toscana, Campania e Lazio. Solo nella Provincia Autonoma di Bolzano non si rilevano danni all’agricoltura, in relazione alla distribuzione ancora molto limitata del cinghiale in questo contesto. È il quadro delineato presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, durante il convegno 'Fauna selvatica e territori: conoscere per gestire', organizzato a Viterbo dalla confederazione e l’Ente produttori di selvaggina (Eps): "In Italia è necessario un cambio di passo nella gestione di alcune specie di fauna selvatica. Un nuovo modello che tenga insieme gli interessi delle imprese agricole e la tutela ambientale oggi è possibile. Sono necessari interventi più specifici su alcuni aspetti che interessano direttamente le aziende agricole: una migliore gestione del periodo di apertura della caccia, la previsione di un maggiore selezione di alcune specie, e un più efficace sistema di risarcimento dei danni".

Cinghiali, in 7 anni danni per 120 milioni di euro

Dati alla mano, in Italia si conta un milione e mezzo di esemplari di cinghiale. Una proliferazione altissima per la quale si sono messe in campo campagne di selezione cresciute in sette anni del 45%. Secondo i dati dell'Ispra segnala che gli abbattimenti sono stati circa 300.000 all’anno (di cui 257.000 in caccia ordinaria e 42.000 in interventi di controllo faunistico). Il 30% dei contenimenti totali è stato effettuato in Toscana. Il tutto con danni all’agricoltura con una media annuale di oltre 7 milioni di euro. La stima complessiva - 2015-2021 - è risultata di poco inferiore a 120 milioni di euro di danni per un totale di oltre 105.000 casi. Confagricoltura e Eps auspicano, si conclude nel testo, "un piano organico di interventi mirati che ponga fine alla diffusione fuori misura di alcuni esemplari di fauna selvatica anche in ambienti non caratteristici".

Abbattimenti in aumento

Cinghiali, continua la crescita degli abbattimenti (o prelievi) e dei danni: nel periodo 2015-21 il prelievo di cinghiale è aumentato del 45% e in media sono stati abbattuti circa 300.000 cinghiali all’anno (di cui 257.000 in caccia ordinaria e 42.000 in interventi di controllo faunistico). Nello stesso periodo, gli importi annuali dei danni all’agricoltura sono oscillati tra 14,6 e 18,7 milioni di euro, con una media annuale pari a oltre 17 milioni di euro.  Sono alcuni dei risultati della prima indagine di dettaglio a scala nazionale che Ispra ha realizzato grazie alle informazioni fornite dalle Regioni e dalle Aree protette e che l’Istituto ha comunicato ai ministri dell’Ambiente e dell’Agricoltura.  

Sulla base dei numeri disponibili sui cinghiali prelevati e dei parametri reperibili nella letteratura scientifica, Ispra ritiene plausibile una consistenza minima al 2021 di un milione e mezzo di animali.  Nei sette anni dello studio l’86% degli abbattimenti di cinghiale (circa 1,8 milioni di animali) è avvenuto in attività di caccia ordinaria e il restante 14% (circa 295.000 animali) in attività di controllo faunistico. Secondo l’analisi di Ispra, il 30% del prelievo totale (circa 6,3 milioni di animali) è stato realizzato in Toscana e sono sette le regioni che hanno prelevato oltre un milione di animali nel periodo 2015-2021 (Toscana, Emilia-Romagna, Piemonte, Lazio, Umbria, Liguria e Marche), per un complessivo 73% del prelievo totale.  

L’abbattimento in caccia è stato realizzato per il 94% in territorio pubblico e solo il 6% in riserve di caccia private. La tecnica di caccia più utilizzata in Italia rimane la braccata con cani da seguita (88% degli animali prelevati), seguono il tiro selettivo da appostamento (9%), la girata (2%) e la caccia vagante (1%).  Questo tipo di prelievo è risultato all'incirca paritetico tra i sessi (51%maschi e 49% femmine), mentre è risultato sbilanciato per quanto riguarda l'età, con il 60% di adulti tra gli animali abbattuti e i restanti di meno di un anno.

Il 38% dell’attività di controllo faunistico stata realizzata all’interno delle aree protette nazionali e regionali, la restante parte (circa 184.000 animali) in territorio non protetto. La tecnica più utilizzata per il controllo è stata il tiro selettivo (52%), seguita da cattura (31%), braccata (11%) e girata  - tecnica condotta con l’uso di un unico cane che segnala la traccia dei cinghiali - (6%).

Nel periodo 2015-2021 la stima complessiva dei danni all’agricoltura è risultata di poco inferiore a 120 milioni di euro di danni. Complessivamente il 36% degli importi (circa 30 milioni di euro) per danni da cinghiale è riferito alle aree protette nazionali e regionali, la restante parte (circa 89 milioni di euro) ad aree non protette.

"Serve una strategia nazionale"

Il quadro di sintesi che emerge dall’indagine Ispra sulla gestione del cinghiale in Italia nel periodo 2015-2021 "descrive un generalizzato aumento degli indicatori (prelievi in caccia, prelievi in controllo danni) attualmente disponibili per monitorare l’andamento della gestione della specie - rimarca l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale - Questo costante aumento del fenomeno su scala nazionale richiede l'adozione urgente di una strategia di intervento nazionale disegnata sulla base delle più aggiornate conoscenze scientifiche, che integri interventi di prevenzione dei danni e di contenimento delle popolazioni, e che assicuri prelievi selettivi e pianificati coerentemente con l’obiettivo prioritario di riduzione dei danni".

"Elemento chiave di una strategia di gestione del cinghiale è la creazione di un sistema omogeneo di raccolta dei dati a scala nazionale, che integri anche le informazioni relative agli interventi di prevenzione e agli incidenti stradali, e renda possibile monitorare l’andamento della gestione in tempo reale", sottolinea Ispra.

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