Infermiera in Inghilterra, la storia di Chiara: "In due settimane contratto a tempo indeterminato"

La teatina Chiara D'Ettorre ci racconta il percorso che l'ha portata a svolgere la professione infermieristica all'estero in tempi brevi, dopo un colloquio sostenuto in Abruzzo

Sono tante e tutte diverse le storie dei teatini che non vivono più nella loro città d’origine. I motivi che spingono fuori i cittadini vanno dalle difficoltà nel trovare una collocazione professionale nella propria città, la voglia di provare un’esperienza lontano da casa, occasioni di carriera. Questi e altri motivi fanno sì che anche la città di Chieti possa “vantare” un vero e proprio esercito di emigrati, molti giovani, in Italia e nel Mondo.

Uno dei settori maggiore colpito da questa fuga di risorse umane è quello ospedaliero: a livello nazionale tutte le professioni sanitarie sono coinvolte, tra questi anche 10.000 infermieri hanno fatto le valige in particolare verso Svizzera e Inghilterra dove gli infermieri italiani sono richiestissimi. Tra questi c’è Chiara D’Ettorre, di Chieti che dopo la laurea in infermieristica conseguita tre anni fa nel capoluogo teatino, ha deciso di provare a trasferirsi altrove. Ora lavora e vive a Basingstoke nella contea dell'Hampshire nel sud dell'Inghilterra. Questa è la sua storia: 

"L'idea di trasferirmi in Inghilterra è nata dalla consapevolezza di quanto sarebbe stato difficile poter svolgere il lavoro che amo nel nostro Paese. Due anni prima di laurearmi ho iniziato a raccogliere informazioni e ho partecipato a un incontro informativo organizzato da un'agenzia di reclutamento che si occupa di aiutare i ragazzi a preparare la documentazione necessaria e a fornire occasioni di colloqui di lavoro all’estero. Ho preparato tutti i documenti utili per iscrivermi all'albo professionale inglese (a cui è possibile iscriversi prima ancora di laurearsi) e nel contempo ho frequentato un corso di inglese. Ad aprile 2016 mi sono laureata.  A luglio 2017 ho ricevuto tramite posta la conferma della mia iscrizione all’albo e sono diventata a tutti gli effetti infermiera inglese". 

A dicembre dello stesso anno per Chiara si apre la possibilità di un colloquio che si sarebbe tenuto a Pescara, organizzato da un'agenzia di recruiting.

"Le tre settimane precedenti al colloquio le ho impiegate studiando il sistema sanitario inglese, il codice deontologico e tutto ciò che mi sarebbe servito per sfruttare al meglio questa possibilità. Tutto il materiale utile mi è stato fornito dall'agenzia inglese stessa, con cui sono stata in contatto quasi ogni giorno anche attraverso videochiamate con cui mettevo in pratica il mio inglese e mi esercitavo con il loro aiuto. Il colloquio si è svolto nella hall di un hotel. Meno di un mese dopo è arrivata la proposta dal Basingstoke and North Hampshire Hospital un ospedale di dell'Hampshire, e io ho accettato immediatamente". 

Nel giro di poco tempo la giovane teatina si è ritrovata catapultata in una nuova realtà.

"Ho ricevuto dopo un paio di settimane un contratto di lavoro a tempo indeterminato e la possibilità di scegliere quando trasferirmi e quando iniziare. Nel frattempo l'agenzia inglese mi ha aiutata a firmare un contratto d'affitto per un appartamento poco lontano dalla clinica, fornendo all'agenzia immobiliare tutta la documentazione utile, in modo che al mio trasferimento avrei già avuto un luogo in cui vivere. Sono partita il 1 marzo 2017. Prima di iniziare  ho frequentato per due settimane dei corsi di formazione obbligatori per tutti i dipendenti e che vengono rinnovati ogni anno o al massimo tre. Ho avuto un periodo di affiancamento di circa un mese. Lavoro in un reparto di ortopedia. Gli standard di cura sono molto elevati e la figura dell' infermiere è molto distante da quella a cui l'Italia è abituata. Siamo valorizzati, premiati ogni anno con aumenti di stipendio che spettano a tutti, a cui si aggiungono aumenti ulteriori nel caso in cui ti sei distinto per impegno e professionalità. La crescita non è che un percorso normale, la formazione è quasi sempre gratuita".

Ritmi e prospettive lavorative differenti. "I turni di lavoro sono forse più duri, ma si con un livello di stress mai troppo elevato. Mi occupo dei miei pazienti dal ricovero alla dimissione. Noi infermieri decidiamo poi quando dimettere, di quali farmaci avrà bisogno una volta dimesso e ci assicuriamo con telefonate di controllo che la ripresa post operatoria stia andando per il verso giusto. Le responsabilità che abbiamo sono molto più grandi e spesso quasi spaventose".

Infine, un pensiero per la sua Chieti. "Ogni volta che torno è bello sentirsi a casa, ma in Inghilterra la situazione economica, sociale, culturale, lavorativa è migliore e mi fa ancora sperare nel futuro. La mia città ha comunque, inevitabilmente, un posto nel cuore. Si parla sempre della voglia di farla tornare a vivere, ma poi l'interesse privato è maggiore di quello pubblico. Sono felice di sapere che alcuni ragazzi hanno portato una bella ventata d'aria fresca con l'apertura di locali che offrono la possibilità di divertirsi e socializzare senza dover necessariamente spostarsi altrove".

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