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Una cerimonia per ricordare le vittime di Marcinelle: fra i 262 morti c'erano 60 abruzzesi

L'appuntamento è stato organizzato dal Rotary Club Chieti con Interact e Rotaract e il patrocinio del Comune

Si è svolta ieri, nella sala consiliare della Provincia, la cerimonia per commemorare le vittime del disastro di Marcinelle, in Belgio, dove l'8 agosto 1956 morirono 262 minatori, tra i quali 60 abruzzesi. L'appuntamento è stato organizzato dal Rotary Club Chieti con Interact e Rotaract e il patrocinio del Comune.

Hanno partecipato il sindaco di Chieti Diego Ferrara, l'ex senatore Antonio Razzi , Angelo Pasquantonio in rappresentanza del presidente della Provincia. Moderatore della giornata è stata la Marilisa Palazzone, madrina del Club.

Dopo i saluti del presidente dell’Interact, Mariaclaudia Del Pozzo, la parola è passata alle istituzioni presenti in sala. Molto interessanti e di grande spessore culturale sono stati gli interventi di tutti i relatori: il cavalier Domenico Di Pietrantonio presidente dell’associazione Vittime di Marcinelle Michele Di Mauro, Maurilio Di Giangregorio, l’ex presidente nazionale Ugl Geremia Mancini, l’ambasciatore abruzzese in Belgio nonché sindaco di Pennapiedimonte Levino Di Placido, Antonio Consalvi rappresentante dell’associazione Voci della Miniera.

Al termine della giornata è stata deposta una corona d’alloro davanti al Monumento ai Caduti della villa comunale di Chieti.

“I nostri corregionali minatori di Marcinelle andarono in Belgio a lavorare e lì persero la vita, a causa di un incidente sul lavoro che toccò centinaia di famiglie italiane - ha detto il sindaco Diego Ferrara - Un fatto gravissimo, che però non fu riconosciuto come tale dalla giustizia di allora: ci fu una sola condanna a 6 mesi con la condizionale, a riprova di una totale incapacità dei tribunali dell’epoca di dare atto delle condizioni di lavoro che i nostri fratelli, padri, nonni, furono costretti ad accettare per sostenere le proprie famiglie e che furono un affronto anche alla dignità della vita umana. La qualità del lavoro deve portare con sé prima di tutto la sicurezza e la dignità, perché chi lavora non può restare povero e soprattutto deve restare vivo. Per questo ciò che è accaduto in Belgio quell’8 agosto deve perennemente ricordarci e ricordare all'Europa e a chi governa, che ci sono precisi diritti e doveri da rispettare, sempre. A quei 60 abruzzesi morti a Marcinelle vada la nostra memoria e che il loro tributo così alto ci insegni ad affrontare il tema lavoro con rispetto e certezze e a fare in modo che queste esigenze non vengano più sottovalutate o, peggio, ignorate”.

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