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In Abruzzo l'80% dei medici è obiettore: da qui parte la campagna nazionale "Libera di abortire"

L'iniziativa di Radicali Italiani, Uaar, Giovani Democratici Abruzzo e Giovani Democratici Milano è partita, non a caso, da una città abruzzese, Pescara

Foto Dire

In Abruzzo, l'80% dei medici sceglie di essere obiettore di coscienza e di non praticare, dunque, l'interruzione volontaria di gravidanza. 

Sulla base di questo dato, Radicali Italiani, Uaar, Giovani Democratici Abruzzo e Giovani Democratici Milano, hanno scelto una città abruzzese, Pescara, per lanciare la campagna nazionale "Libera di Abortire", presentata questa mattina.

Come ha spiegato all'agenzia Dire Giulia Crivelli, tesoriera dei Radicali italiani, sono diverse le criticità che una donna deve affrontare per portare avanti un'interruzione di gravidanza. "Innanzitutto - dice- la mancanza di informazione. Esiste un velo di silenzio e di stigma che colpisce tutte le donne che vogliono accedere a questo servizio e questa è una delle prime proposte che con forza chiediamo al ministero e il Governo di attuare. Poi i dati sull'obiezione di coscienza, con le conseguenza che hanno sulle vite delle persone".

Secondo una relazione del ministero della Salute, 7 ginecologi su 10 sono obiettori. Ma Crivelli punta il dito anche contro le forze politiche di centrodestra "che continuano a tentare di restringere questa scelta e quindi giocano con il corpo delle donne".

Solo pochi mesi fa, in Abruzzo era esplosa la polemica per l'indicazione dell'assessore alla Salute Nicoletta Verì, di preferire la somministrazione della pillola abortiva in ospedale, anziché in consultorio.

Per Vittoria Costanza Loffi del Comitato nazionale Radicali Italiani, "le violenze psicologiche" che le donne che scelgono di abortire subiscono devono finire così come la narrazione dell'aborto "negativa e stigmatizzante".

I promotori della campagna chiedono quindi che vengano finanziati progetti di informazione sessuale nelle scuole sin dall'infanzia. Per Loffi "è grave anche il fatto che sul sito del ministero della Salute non ci siano informazioni esaustive" ad accompagnare le donne che intraprendono questo percorso.

Ha quindi precisato Dario Boilini, pescarese e membro del comitato nazionale Radicali Italiani: "È grave che ciò non accada anche sul sito della Regione Abruzzo. Ho trovato solo i consultori e poi, scavando, il rapporto 2016 sull'interruzione di gravidanza in Abruzzo e ho scoperto che ci sono 10 presidi ospedalieri abilitati. Se le organizzazioni pubbliche dessero servizi al cittadini invece di pensare a l'autoreferenzialità sarebbe tutto diverso".

A raccogliere la sfida lanciata dalla campagna sul territorio ci sono anche i Giovani Democratici, con il segretario regionale Claudio Mastrangelo che ha stigmatizzato le iniziative prese a livello comunale e regionale sul tema dell'aborto, promettendo di portare avanti una battaglia politica sul territorio perché si arrivi ad una vera applicazione della legge 194.

A portare la sua testimonianza, sulle difficoltà trovate quando ha deciso di abortire al sesto mese, Francesca Tolino che ha parlato di veri e propri maltrattamenti da parte di medici, ostetriche e persino l'anestesista che, da obiettore, non ha voluto anestetizzarla. "Ho scoperto che la mia storia è prassi - ha raccontato - Il nostro obiettivo è che nessuno debba subire il mio stesso trattamento".

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