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Battuta di caccia finita in tragedia, il Wwf: "Troppi casi, non si può morire per errore”

L'associazione commenta gli avvenimenti di ieri a Gessopalena dove un uomo è stato ucciso nelle campagne da un colpo di fucile esploso per colpire un cinghiale: "Situazione fuori controllo e non più tollerabile"

“Una situazione intollerabile, l’ennesima tragedia del genere che si ripete” e una convinzione: “Non si può morire per errore”. Il Wwf Abruzzo commenta quello che è successo ieri a Gessopalena dove un cacciatore di 72 anni è morto colpito al petto da un proiettile calibro 12 sparato da un gruppo di altri colleghi impegnati in una battuta di caccia al cinghiale. Antonino Di Gregorio, questo il nome della vittima, è stato trovato senza vita sul ciglio della strada dallo stesso gruppo di cacciatori. Inutili i soccorsi.

La lista degli incidenti venatori in provincia di Chieti è lunga, ricorda il Wwf: lo scorso anno in Val Sinello un cacciatore fu ferito all’inguine da un colpo partito accidentalmente dal fucile di un amico; a Palombaro, invece, un altro cacciatore colpì un cinghiale senza ucciderlo e fu caricato dall’animale ferito. Più indietro nel tempo, nel 2013, si ricorda un ulteriore episodio finito in tragedia nelle campagne frentane: anche in quel caso a perdere la vita fu un uomo raggiunto da un colpo di fucile durante una battuta di caccia al cinghiale. 

“Troppi episodi più o meno gravi che coinvolgono sia cacciatori sia persone estranee all’attività venatoria e per i quali spesso si parla di 'fatalità', ma che invece in molti casi potrebbero essere evitati” spiega il Wwf.

Per l’associazione il più delle volte le cause degli incidenti “sono da ricercare nel mancato rispetto delle distanze minime da strade e centri abitati (sono numerose le segnalazioni di pallini da caccia finiti a ridosso di abitazioni), dalla tendenza a sparare senza inquadrare con sicurezza il 'bersaglio', dalla pratica della braccata, un tipo di caccia tra le più cruente, che richiede comunque un grado di perizia maggiore e un’ottima conoscenza dell’habitat circostante e che può risultare ancora più rischiosa se praticata in zone frequentate da civili”.  
 
Queste le proposte del Wwf Abruzzo: incrementare l’attività di vigilanza, limitare l’uso di armi in grado di sparare a grandi distanze, effettuare maggiori verifiche sulle licenze di caccia, intensificare i controlli anche in ordine all’uso e alla detenzione di sostanze alcoliche prima e durante l’attività venatoria, vietare l’attività di caccia nei giorni festivi e nelle aree particolarmente frequentate da escursionisti e fruitori della natura. 

“È davvero assurdo - dichiara Filomena Ricci, delegato del Wwf Abruzzo - che chi vuole fare un’escursione o una passeggiata in natura debba avere a che fare con persone armate che seminano piombo per le campagne e si debba preoccupare di non essere ferito o addirittura ucciso! Oggi gli ambienti naturali sono molto più frequentati rispetto a qualche decennio fa e molte persone amano vivere il contatto con la natura: tutto ciò è incompatibile con l’azione armata”.
 

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