Bar e ristoranti in zona rossa, gli esercenti di Chieti Scalo: "Per riaprire servono certezze"

I titolari di tre attività della parte bassa della città spiegano la situazione ai tempi del Covid. Per ora si lavora soltanto con l'asporto

Le restrizioni anti Covid in questa seconda ondata, così come nella prima, hanno colpitoalcuni settori economici più di altri. A subire un forte colpo e un drastico cambiamento nello svolgimento delle attività risultano essere bar e ristoranti, costretti a una chiusura totale con la possibilità di effettuare il solo servizio di asporto e le consegne a domicilio. A Chieti Scalo l’impatto sembra essere maggiore con l’assenza di gran parte degli studenti universitari provenienti da fuori città o regione, impossibilitati a svolgere le attività in presenza e quindi lontani dal capoluogo teatino.

Danilo D'Urbano dell'omonimo bar di viale Benedetto Croce ci spiega come “per fortuna grazie all’asporto e al domicilio si riesce a lavorare. Stiamo facendo colazione e pranzo e nel weekend la pizza per la sera”.

Sugli aiuti economici ricevuti a livello statale, lo stesso commenta: “la settimana scorsa è arrivata la tranche sul mancato fatturato di marzo. Diciamo che si tratta di una goccia nel mare per quelle che sono le reali spese”. Il timore per D’Urbano “è che ci faranno riaprire per poi richiudere, la cosa più difficile da sopportare è stata dover fare degli investimenti per rispettare distanziamento e igiene per poi ritrovarsi, dopo poco, chiusi di nuovo. Psicologicamente è dura. I dipendenti sono quasi tutti in cassa integrazione. Quando eravamo aperti ho tolto 23 tavolini per rispettare le regole - si sfoga - ma poi vedevo altri che non prendevano alcuna misura o precauzione. Non ho visto grandi controlli e alla fine ci siamo ritrovati chiusi anche noi”.

Chi invece ha bloccato anche l’asporto è l’enoteca Il Quartino. Il proprietario Lorenzo Montanaro spiega che “a differenza di altri, le nostre pietanze risultano un po’ complicate da trasportare. Abbiamo deciso di garantire il solo servizio di enoteca con bottigile e vino sfuso da asporto e sfuso bottiglia aspettando il via libera”.

La data di riapertura di bar e ristoranti secondo Lorenzo è ancora lontana. “Considerando che siamo passati in zona rossa il 22 novembre credo si andrà oltre il 3 dicembre per vedere gli effetti. A questo punto conviene non riaprire in maniera affrettata come successo in estate per poi chiudere di nuovo”. Per il settore “si tratta di una bella batosta. Qualche aiuto economico è arrivato, ma è irrisorio rispetto alle spese che abbiamo di affitto e bollette. Il primo pensiero va ai nostri dipendenti in cassa integrazione: per ora portiamo avanti l’attività a livello familiare”.

 A pagare un prezzo ancora più alto sono locali molto grandi come lo Staamtisch di Marco De Rosa. Un’area di 485mq e l’impossibilità di far ripartire l’attività senza la certezza di non dover chiudere dopo qualche tempo, come è accaduto dopo l’estate. “Approvvigionare un locale come il mio ha dei costi elevati, a questo si aggiungono le altre spese. Ci vuole una prospettiva di incasso”.

Al momento, come tanti, anche De Rosa sta puntando sul cibo d’asporto e a domicilio. “Abbiamo fortunatamente molte richieste non solo da Chieti e in questo modo ci teniamo a galla visto che abbiamo lavorato cinque mesi in questo 2020”. Sui suoi dipendenti De Rosa spiega che “avendo altre attività imprenditoriali riesco a non licenziare nessuno e far lavorare negli altri ambiti. Sono un imprenditore, se un settore non va bene taglio e vado avanti. Una cosa certa è che la ristorazione è cambiata, forse per sempre”.

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