rotate-mobile
Attualità San Vito Chietino

Assalto alla sede Cgil di San Vito, Paziente (Anpi): "Tentativo di furto? Ho qualche dubbio"

L'intervento del presidente dell'Anpi Chieti dopo che ignoti hanno spaccato la vetrata d'ingresso della Cgil per poi entrare a rovistare fra schedari e cassetti, uscendo a mani vuote

La sezione Anpi di Chieti esprime solidarietà alla Cgil di San Vito Chietino, per la "vile aggressione" subita alla propria sede la notte del 9 novembre.

Il presidente dell'Anpi Chieti, Filippo Paziente dice:  "É stato un fallito tentativo di furto da parte di ignoti vandali?  Personalmente ho qualche dubbio. Certamente è stato un atto contro la sede del sindacato Cgil, che difende i diritti dei lavoratori, dei pensionati e dei disoccupati di San Vito, come l’assalto alla Cgil di Roma  e ad altre sedi sindacali in Italia".

Un tentativo di furto, come ricostruito dai carabinieri della compagnia di Ortona: ignoti hanno spaccato la vetrata d'ingresso per poi entrare a rovistare fra schedari e cassetti, uscendo a mani vuote.

La sede si trova in via Antonio Dazio e Paziente ricorda il personaggio a cui è stata intitolata la strada.

Di nobile casato, Antonio Dazio nasce a San Vito il 14 novembre 1859. Per diversi anni esercita la professione di avvocato a Napoli, tornando spesso nel suo paese. Il primo maggio 1920 conosce il deputato Giacomo Matteotti, inviato a Chieti per celebrare la festa dei lavoratori e, come altri giovani intellettuali della provincia, decide di iscriversi al Partito Socialista. Costituisce nel suo Comune la sezione del partito, una lega di pescatori e marinai, una lega contadina, una cooperativa agricola e apre una Camera del Lavoro, sezione della Camera di Vasto. In vista delle elezioni amministrative di ottobre, i socialisti conducono una pugnace campagna elettorale e conquistano 13 comuni; Dazio viene eletto sindaco di San Vito. Qui i fascisti rispondono organizzando nella primavera del 1921 il fascio di combattimento, per iniziativa dell’insegnante elementare Luigi La Guardia. Nelle elezioni politiche del 15 maggio  Dazio si candida nelle lista del Partito socialista riformista, insieme con altri quattro compagni. “Elezioni di terrore e di sangue”, denuncia “La Conquista Proletaria” diretta da Guido Torrese, per le violenze fasciste  contro i socialisti, vittime di incendi delle Camere del lavoro, distruzioni delle cooperative, aggressioni e pestaggi. Particolarmente violento è lo scontro a San Vito. tra  socialisti e fascisti, che si accaniscono soprattutto contro il sindaco. Il 1° Maggio 1922 i lavoratori decidono di celebrare la loro festa. I fascisti assaltano e picchiano i dimostranti coi manganelli, penetrano nel palazzo dell’avocato Dazio e la mettono a soqquadro, gettando e bruciando nella piazza antistante i suoi libri, mobili antichi, poltrone, quadri.   
     Dopo la marcia su Roma, i fascisti procedono  alla conquista dei Comuni rossi, costringendo i consigli comunali a sciogliersi e gli amministratori a dimettersi. Ma il Comune di San Vito, col sindaco Dazio, oppone una tenace resistenza. Per occuparlo, nella città marinara calano i fascisti della squadra “Mussolini di Vasto e invadono la Camera del Lavoro, dove sono riuniti 300 soci. Dazio è con loro. Per evitarne la distruzione, convince i compagni a sgomberarla, ma i fascisti ne bruciano ugualmente le suppellettili. Poi occupano il Comune.
     Nelle elezioni politiche del 6 aprile 1924, celebrate dopo l’approvazione della Legge Acerbo, il combattivo avvocato scende nuovamente in campo, candidato nella lista del Sole Nascente. Ancora una volta furono i socialisti il bersaglio preferito delle violenze fasciste.  Dazio è sequestrato da squadristi armati, che lo costringono ad abbandonare il paese e a rifugiarsi a Napoli. Ma dopo l’assassinio di Matteotti torna immediatamente: collabora alla riorganizzazione del Partito e partecipa al Comitato di opposizione presieduto da Magno. Dopo il discorso mussoliniano del 3 gennaio 1925, si susseguono in tutta la provincia perquisizioni e arresti di sovversivi. Dazio si rifugia a Napoli, ove muore nel 1931. La salma è trasferita a San Vito per il funerale,  ma il podestà nega l’accesso alla chiesa parrocchiale e la sosta nella casa natale. Il trasferimento della bara al cimitero è seguito da un migliaio di persone, con in testa i lavoratori, che ha sempre difeso mantenendo la schiena dritta contro il fascismo.

Si parla di
Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Assalto alla sede Cgil di San Vito, Paziente (Anpi): "Tentativo di furto? Ho qualche dubbio"

ChietiToday è in caricamento