Venerdì, 14 Maggio 2021
Attualità

Arcigay Chieti organizza formazione gratuita per combattere l'omobitransfobia nello sport

Il progetto si rivolge alle società sportive e prevede un incontro riservato a staff, atleti e atlete con una psicologa

Si chiama "Inclu sport" l'iniziativa di Arcigay Chieti per contrastare l'omobitransfobia nel mondo sportivo. Si tratta di un progetto dedicato a società sportive, atleti, allenatori, allenatrici e tutti coloro che, per professione o passione, abbiano a che fare con lo sport. L'obiettivo finale è combattere gli stereotipi e le disuguaglianze di genere attraverso l’informazione e l’educazione al rispetto delle differenze.

Il progetto prevede un incontro gratuito di tre ore con staff, atleti e atlete condotto da volontari/e esperti/e dell’associazione Arcigay Chieti Sylvia Rivera, insieme alla psicologa Filomena Abbruzzese, specializzanda in psicoterapia.

"Lo sport - commenta in una nota Adelio Iezzi, presidente di Arcigay Chieti - non è solo sudore e impegno, non è solo gioco di squadra o singola concentrazione, non è solo spettacolo, gara, non è solo divertimento: lo sport è un grande contenitore sociale. Una corretta pratica sportiva produce salute, benessere, educazione, democrazia e partecipazione, formazione e istruzione, inclusione e coesione sociale, rispetto delle minoranze, rigetto di violenza, razzismo, xenofobia e omobitransfobia. Promuovendo l’incontro tra culture diverse, persone diverse e identità diverse, lo sport promuove l’inclusione e la lotta alle disuguaglianze, rappresentando una leva di sviluppo sociale".

Secondo il report del progetto europeo OutSport, rilasciato lo scorso maggio, oltre 90% delle e dei partecipanti percepisce l’omofobia e la transfobia come un problema nello sport, per cui tantissimi rinunciano alla pratica dello sport a causa del proprio orientamento sessuale o identità di genere.

"Nel mondo dello sport - prosegue Iezzi - è ancora un tabù, salvo rarissimi casi, fare coming out e dichiararsi gay o lesbica. Negli ultimi 50 anni (periodo nel quale il popolo Lgbt ha cominciato ad uscire dall'ombra) non c'è stato un singolo calciatore (solo per considerare lo sport più diffuso e conosciuto) che si sia dichiarato omosessuale: il solo sospetto o uno stupido pettegolezzo rappresenterebbe la fine della carriera sportiva e sociale dell'atleta; i dirigenti sportivi d'altra parte ne ostacolano in tutti i modi l'uscita allo scoperto, pensando che l'immagine della squadra ne verrebbe in qualche modo danneggiata, vengono incoraggiati matrimoni di convenienza per celare una presunta 'vergogna'. D'altra parte, si deve considerare anche, che soprattutto nel calcio, la tifoseria è una categoria sociale piuttosto variegata e questo può comportare l'essere in parte (si spera sempre più minoritaria) accomunata solitamente dall'essere omofoba, razzista e incline all'insulto, e purtroppo alle volte osserviamo che le società sportive ne sono totalmente succubi. Oggi un qualsiasi sportivo di colore in Italia deve mettere in conto di ricevere la sua dose di insulti e derisione durante le gare; figuriamoci un calciatore che si dichiarasse gay. Non è un bel momento per la nostra Nazione per tanti motivi - conclude il presidente di Arcigay Chieti - ma noi di Arcigay ci auguriamo di portare il nostro contributo di sensibilizzazione, educazione, inclusione, sperando in una risposta favorevole dalle società sportive abruzzesi".

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