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Scavi di piazza San Giustino: rinterro parziale e tutela

Chieti · Chieti

Perplessità e disappunto sui social per l’avvio del parziale rinterro dei reperti di piazza San Giustino. In realtà trattasi dei da tempo annunciati lavori di tutela delle emergenze archeologiche rinvenute su Colle Gallo che, per gli effetti, vanno preservate dagli agenti atmosferici avversi.

Non una novità, dunque, ma un ulteriore passo per coniugare le esigenze di preservazione delle monumentalità affiorate con quelle di rimodulazione architettonica dell’intera area nell’ambito del progetto in atto. La Soprintendenza ha impartito accurate prescrizioni alla direzione dei lavori del cantiere che ha pertanto disposto il rinterro parziale dell’area indagata. Ed i servizi della stampa sull’argomento e la campagna di sensibilizzazione ispirata dalla società civile e culminata con la raccolta firme per indurre gli enti interessati alla valorizzazione del sito? Non tutto è stato vano se è vero come è vero che Soprintendenza e Comune hanno avviato una proficua sinergia, confermata nella recente Commissione congiunta Turismo-Lavori pubblici ed alla cui base, oltre alle qualificate competenze specifiche degli addetti ai lavori, vi è l’attenzione per il sentimento popolare.

Ne deriva una cauta apertura da cui sono scaturite le seguenti determinazioni:

1. Variante al progetto di riqualificazione della piazza, annullate le opere previste davanti il Tribunale, ossia l’area verde ed i giochi d’acqua, al fine di non arrecare danni ai sottostanti reperti.

2. Estensione dei sondaggi alla porzione di piazza non indagata ed approfondimento scientifico dei sondaggi già esperiti inerenti: - il cunicolo e l’ambiente ipogeo a margine del basamento del campanile; - la zona delle fortificazioni insistenti nei pressi dell’ex porta Zunica [XVII sec.]; - l’ambiente domestico e la porzione muraria romana antistanti palazzo Mezzanotte. Tali reperti non verranno per ora ricoperti.

Ma quali sono i possibili scenari? Esclusa fin da subito la realizzazione di un parco archeologico diffuso, vuoi per mancanza fondi inerenti sondaggi a quote di molto più profonde delle attuali, vuoi per incompatibilità col progetto di riqualificazione della piazza [il Comune è disposto ad effettuare varianti ma non a rimettere in discussione l’intera opera anche per via delle penali eventualmente da riconoscere all’impresa appaltatrice e delle risorse da reperire per una compiuta valorizzazione di tutte le emergenze attuali e potenziali], ci si auspica:

1. Il rinvenimento, nell’altra metà della spianata, quella davanti palazzo d’Achille, del mosaico romano [I sec. d.C.] di cui parla Vincenzo Zecca nei suoi studi e di altri significativi reperti a ridosso di palazzo Sirolli. La portata scientifica della scoperta sarebbe tale da rendere [per fortuna] ineludibile la valorizzazione e la lettura del mosaico attraverso una “finestra d’affaccio” che il Comune dovrebbe impegnarsi a realizzare e manutenere. Tale soluzione potrebbe essere estesa anche ad altre emergenze, fra cui quelle su richiamate, qualora gli approfondimenti scientifici ed elementi fattuali di contesto e di condizioni conservative suggeriscano all’Ente di tutela di consigliare alla Municipalità teatina la previsione di specifici punti di osservazione, comportante l’impegno dell’Amministrazione civica alla costante manutenzione e gestione efficiente di esse “finestre”. E’ ovvio che dette opere andrebbero inserite funzionalmente nel progetto di riqualificazione della piazza ma su questo aspetto la direzione dei lavori e l’assessorato lavori pubblici non dovrebbero opporre riserve insuperabili. L’estensione dei sondaggi archeologici alla porzione del sito attualmente ancora adibita a parcheggio comporterà inevitabili problemi logistici all’accesso principale della Cattedrale. Allo studio il possibile ingresso dei fedeli dalla Cripta. Le due scale interne per e da il livello superiore dovrebbero essere utilizzate la prima esclusivamente per l’afflusso, la seconda solo per il deflusso, così da garantire il rispetto delle prescrizioni anti Covid19. In corso contatti fra la direzione dei lavori e la Curia arcivescovile.

2. Lo sblocco, presso la presidenza del Consiglio dei Ministri, del tesoretto di 353.000 euro accantonato a titolo di “ribassi d’asta” il cui utilizzo potrebbe conferire robustezza all’approfondimento e prosecuzione dei sondaggi e ad alcune, sebbene limitate, ipotesi di valorizzazione. Da ripescare l’invito al ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini, o chi per esso nel caso di rimpasto governativo, per un invito a Chieti o, in subordine, per un fattivo interessamento ad una vicenda la cui soluzione non può che essere “politica”.

3. La istituzione di uno “iam-notitia” [punto informativo o “info-point”], che illustri a cittadini e turisti la storia, la vocazione e la valenza architettonica della piazza, così come sviluppatasi nel corso dei secoli, nonché la sua “consistenza” archeologica. Sarebbe un passaggio fondamentale, da allargare anche alle altre monumentalità cittadine, per illustrare al meglio la sintesi delle conoscenze sul patrimonio archeologico sommerso ed emerso, con opportune dotazioni fotografiche ed excursus virtuali.

La soprintendente, dottoressa Rosaria Mencarelli, già in sede di conferenza stampa del 9 dicembre 2020, si è dimostrata favorevole all’iniziativa. Sembrerebbe che il sindaco Diego Ferrara abbia individuato un locale di via Chiarini idoneo allo scopo. La chiusura della disamina sullo stato dell’arte dei sondaggi e dei lavori di Colle Gallo approda ad una buona notizia. Dopo il ricovero nei laboratori della Soprintendenza della già famosa “testina della Venere teatina”, rinvenuta in una canaletta a margine di una struttura muraria contigua al cunicolo in predicato di essere indagato dagli speleologi, all’attenzione dei restauratori finirà anche la porzione di colonna scanalata, che richiama la fattura corinzia, emersa nella stessa area. La singolarità del reperto consiste nel fatto che lo stesso è stato trovato in assetto strutturale con il basamento murario sul quale insisteva. Anche a voler supporre un verosimile riutilizzo postumo della colonna, è suggestivo immaginare come la scelta sia stata fatta con cognizione di causa, ossia ispirandosi magari a fonti a noi non pervenute ed accreditanti una collocazione architettonica e magari funzionale del reperto che ricalchi preesistenti vestigia.

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