L'ultimo partigiano Guido Grifone vuole riposare nel sacrario dei combattenti della Resistenza

L'Anpi scrive al sindaco di Chieti per farsi portavoce del combattente della Banda Palombaro, che oggi ha 102 anni ed è ricoverato in ospedale in gravi condizioni. I fratelli Alfredo e Aldo furono assassinati dai tedeschi

Il sacrario dei combattenti della Resistenza, inaugurato nel 2018

Ha compiuto 102 anni lo scorso marzo Guido Grifone, l'ultimo partigiano di Chieti, tra i giovani della Banda Palombaro che fecero la storia della Resistenza in Abruzzo e non solo. Ma, purtroppo, attualmente è ricoverato in ospedale in gravi condizioni. 

Nel timore che la sua fine possa essere vicina, la sezione teatina dell'Anpi, intitolata ad Alfredo Grifone, suo fratello, si appella al sindaco di Chieti, Umberto Di Primio, affinché le spoglie del partigiano possano trovare una degna collocazione. 

Guido Grifone fu arrestato, torturato, imprigionato durante l'occupazione tedesca, poi condannato a 30 anni di lavori forzati in Germania. Per il suo impegno, nel 2016, venne insignito della Medaglia della Liberazione.

Per questo, oggi, Filippo Paziente, presidente dell'associazione partigiani chiede che Guido Grifone possa trovare ospitalità dopo la morte nel Sacrario dei combattenti della Resistenza teatina, accanto alle spoglie dei fratelli Alfredo e Aldo, vittime del terribile eccidio di Colle Pineta. Una richiesta che fa seguito alla volontà espressa da Guido e dai suoi familiari.

Durante la Seconda guerra mondiale, Guido Grifone fu condannato a morte per tre volte, ma riuscì a scamparle. Era il secondogenito dei quattro ragazzi della famiglia, arricchita anche da due figlie femmine. I quattro, Umberto, Guido, Alfredo e Aldo, decisero di unirsi alla banda Palombaro, per opporsi all'occupazione tedesca. 

Ma, nell'inverno 1944, vennero traditi da qualcuno che spifferò della loro attività e si consegnarono spontaneamente per evitare ripercussioni sulla famiglia. Il primogenito Umberto venne scagionato da alcuni giovani e liberato. 

Ma non furono altrettanto fortunati Alfredo e Aldo che, insieme a Guido, subirono un processo farsa a Palazzo d'Achille, alla sbarra insieme a Pietro Cappelletti, Nicola Cavorso, Massimo Beniamino Di Matteo, Raffaele Di Natale, Stelio Falasca, Floriano Finore, Vittorio Mannelli, Giovanni Potenza e Aldo Sebastiani. Dopo un giorno, il tribunale militare tedesco condannò all'impiccagione 9 di loro, mentre Guido Grifone, Finore e Potenza vennero condannati a 30 anni di lavori forzati. 

I corpi dei due più giovani fratelli Grifone vennero trovati soltanto sei mesi dopo, dal primogenito Umberto, nella cava di argilla di Colle Pineta, a Pescara. 

Oggi, Alfredo e Aldo Grifone riposano nel cimitero comunale, nel sacrario dei combattenti della Resistenza teatina, a perenne ricordo del loro sacrificio.

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E lì, dove si trovano anche le spoglie di Menotti Guzzi, Leonida Mucci, Marcello Mucci, Aldo Sebastiani e il capitano della Regia Aviazione Militare, Giovanni Baraldi, l'ultimo partigiano Guido Grifone vorrebbe tornare, 76 anni dopo aver combattuto per la Resistenza, per cui i suoi fratelli e compagni pagarono con la vita.

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