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Gli alveari abruzzesi sono affamati dal clima pazzo: l'allarme di Coldiretti nella giornata mondiale delle api

Un problema che nella nostra regione riguarda oltre 40mila alveari, oltre 1.000 apiari e circa 700 apicoltori, che rappresentano una produzione media di 800-900 tonnellate e un valore stimato intorno ai 4-5 milioni di euro alll’anno

Il clima pazzo ha sconvolto le fioriture e ridotto alla fame le api italiane e non fanno eccezione le “regine” abruzzesi. È l’allarme lanciato dalla Coldiretti in occasione della giornata mondiale delle api istituita dall’Onu, che si festeggia il 20 maggio a livello planetario.

"Quest’anno, però, l’inverno bollente e la primavera segnata da ripetute gelate - sottolinea la Coldiretti - hanno creato in molte regioni gravi problemi agli alveari con le api che non hanno avuto la possibilità di raccogliere il nettare, a causa delle basse temperature che hanno danneggiato i fiori".

"Le anomalie del meteo che si sono registrate a macchia di leopardo lungo la Penisola hanno colpito le piante in piena fioritura con pesanti conseguenze sul raccolto di miele mentre la pioggia ed il forte vento hanno ulteriormente ostacolato l’attività di bottinatura delle api per salvare le quali – precisa la Coldiretti – in alcune regioni sono state somministrate sostanze zuccherine".

In Abruzzo, l’allarme clima riguarda oltre 40mila alveari, oltre 1.000 apiari e circa 700 apicoltori (elaborazione Coldiretti Abruzzo su dati Regione Abruzzo) che rappresentano una produzione media di 800-900 tonnellate e un valore stimato intorno ai 4-5 milioni di euro alll’anno.  

"Le difficoltà delle api – continua Coldiretti Abruzzo - sono un pericolo grave per la biodiversità considerato che questi insetti contribuiscono all’impollinazione. In media, una singola ape visita in genere circa 7.000 fiori al giorno e ci vogliono quattro milioni di esplorazioni floreali per produrre 1 chilogrammo di miele. Un ruolo fondamentale considerato che – evidenzia la Coldiretti - dall’impollinazione dalle api dipendono, in una certa misura, ben 3 colture alimentari su 4, come mele, le pere, le fragole, le ciliegie, i cocomeri e i meloni secondo la Fao, ma l'impollinazione operata dalle api è fondamentale anche per la conservazione del patrimonio vegetale spontaneo. La crisi delle api rappresenta un danno ambientale ed economico in una situazione in cui la svolta salutista degli italiani per effetto della pandemia Covid ha spinto all’aumento del 13% degli acquisti familiari di miele nel 2020 – sottolinea Coldiretti Abruzzo - Ma sugli scaffali dei supermercati italiani più di 1 vasetto di miele su 2 viene dall’estero. Proprio per evitare di portare in tavola prodotti provenienti dall’estero, spesso di bassa qualità, occorre – consiglia la Coldiretti – verificare con attenzione l’origine in etichetta oppure di rivolgersi direttamente ai produttori nelle aziende agricole, negli agriturismi o nei mercati di Campagna Amica”.

Il miele prodotto sul territorio nazionale, dove non sono ammesse coltivazioni Ogm a differenza di quanto avviene ad esempio in Cina, è riconoscibile attraverso l’etichettatura di origine obbligatoria fortemente sostenuta dalla Coldiretti. La parola Italia deve essere presente per legge sulle confezioni di miele raccolto interamente sul territorio nazionale mentre nel caso in cui il miele provenga da più Paesi dell’unione Europea, l’etichetta – continua la Coldiretti – deve riportare l’indicazione “miscela di mieli originari della CE”; se invece proviene da Paesi extracomunitari deve esserci la scritta “miscela di mieli non originari della CE”, mentre se si tratta di un mix va scritto “miscela di mieli originari e non originari della CE”.

In Abruzzo, in cui la produzione di miele è una attività tradizionale, è possibile trovare tantissime varietà di miele locale a seconda del tipo di pascolo delle api: dal miele di acacia al millefiori (che è tra i più diffusi), da quello di sulla al più tardivo “saltoreggia”. Oltre la produzione di miele si riscontra una certa attenzione anche per altri prodotti dell’apicoltura quali api regine, polline, propoli, cera e pappa reale destinati per il 21% all’autoconsumo mentre per il 79% rivolti al mercato.

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