Alfonso Ardizzi, il primo guarito da Covid-19 in Abruzzo: “Restiamo a casa, è molto peggio essere infettati”

Il 48enne agente di commercio di San Giovanni Teatino, sta bene dopo il ricovero nell'ospedale di Pescara

Alfonso Ardizzi, il 48enne agente di commercio di San Giovanni Teatino sta bene.
È il primo paziente abruzzese guarito da Covid-19 dimesso dall’ospedale di Pescara il 10 marzo scorso in seguito a un isolamento di dodici giorni avvenuto nel reparto di Malattie Infettive.

Ardizzi era stato prima in Liguria poi in Veneto per lavoro. Oltre ad essere agente di commercio e docente di corsi di formazione, l’uomo che è originario di Teramo, fa parte anche del Corpo nazionale del soccorso alpino e speleologico.

Quali sono stati i primi sintomi che ha avuto?

«Il primo sintomo è stato un forte tremolio dovuto a febbre molto alta. Questo è avvenuto il 23 febbraio al mio rientro a casa dalla trasferta di lavoro. Erano sintomi influenzali e ho subito chiamato il mio medico curante e allertato il numero verde della Asl. Dopo circa quattro giorni di febbre alta che non si abbassava nemmeno con farmaci, in accordo con il mio medico di base, ho deciso di rivolgermi al pronto soccorso dell’ospedale di Pescara. La sera stessa mi hanno fatto il tampone e messo in isolamento. Il giorno successivo il verdetto: Coronavirus».

Qual è stata la prima cosa che ha pensato accertata la presenza del virus?

«Ero molto fiducioso e tranquillo perché, a parte la febbre e i dolori muscolari, non avevo tosse né altri sintomi. D’altra parte operando nel soccorso alpino sono abituato a gestire le emergenze. Ricordo che quella mattina i medici e gli infermieri si sono presentati nella mia stanza tutti coperti con tuta e mascherina e mi hanno detto che di lì a poco avrei iniziato una cura molto aggressiva. E in effetti così è stato».

Qual è stato il momento più difficile che ha vissuto?

«Dopo un paio di giorni dall’inizio della cura ho vissuto ore pesanti. Stavo male e non avevo forze. Questa sensazione è durata per un paio di giorni, è stata dura».

La sua famiglia e i suoi amici come hanno reagito al fatto che lei si fosse ammalato?

«Mi sono stati molto vicino. Mia moglie fortunatamente è risultata negativa al tampone e questo probabilmente perché siamo stati molto attenti nei primi giorni in cui ho manifestato i sintomi, i giorni in cui ero ancora a casa. Nonostante la lontananza fisica non mi sono mai sentito solo. Ho avuto davvero tante dimostrazioni di affetto. Ci sono stati anche spiacevoli episodi di sciacallaggio mediatico, persone sconosciute che mi hanno descritto  sui social come una persona nella quale obiettivamente non mi riconoscevo. Mi hanno fatto molto male. Ma questa è un’altra storia e ora lascia il posto soltanto ad una risata».

Cos’ha rappresentato per lei il Coronavirus?

«Un’esperienza forte della mia vita. Ne ho vissute parecchie ma questa è stata forte.  Fortunatamente abbiamo una sanità preparata e io sono stato molto fortunato. E’ stata dura, non di certo una passeggiata ma sono sicuro che insieme ce la possiamo fare».

Cosa si sente di dire agli abruzzesi che stanno affrontando ore di apprensione?

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«Vorrei che la mia esperienza ci porti a fare una riflessione. Mi sono ammalato ma sono riuscito con molta probabilità, con piccole attenzioni, a non infettare mia moglie. Questo significa che probabilmente le abitudini che abbiamo avuto in casa in quei giorni sono state decisive. Facciamo tutti la nostra parte. È dura a livello lavorativo, a livello psicologico ma facciamo questo sacrificio. Restiamo in casa perché vi assicuro che è molto peggio essere infettati».

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