L'ostetrica Alessandra da Chieti al St Mary's hospital dove nascono i royal babies

Prosegue la nostra rubrica "Cervelli in fuga": ogni settimana vi racconteremo le storie dei giovani che hanno "fatto strada" lontano da Chieti ma con il cuore sempre qui. Oggi tocca ad Alessandra D'Angelo che nell'ospedale di Londra è coordinatrice dell’unità prenatale

Probabilmente è il settore che nell’ultimo decennio ha visto più lavoratori in fuga all’estero. Parliamo della sanità che In Italia, tra personale medico e paramedico, ha visto nell'ultimo decennio  quasi 100.000 lavoratori andare via. In media, avevano fra i 28 e i 39 anni. Uk e Svizzera sono i paesi preferiti. Una fuga che rappresenta un problema oggi e lo sarà ancora più domani, perché il sistema sanitario nazionale ha già perso e perderà ancora più professionisti. 

Questa è la storia di Alessandra D’Angelo, ragazza di Chieti che dopo la laurea conseguita nel 2010 all’università D’Annunzio si è trovata a dover scegliere come indirizzare la propria vita. 

“Se ripenso, a tutte le mie idee sul futuro, università, lavoro e mi guardo oggi, non avrei mai e poi mai immaginato di ritrovarmi a lavorare come ostetrica qui. Il percorso che mi ci ha portata non è stato semplice, ma dopo quasi 8 anni sento di avere tanta strada di fronte a me. Una volta finita l’università credevo di poter iniziare a lavorare subito dopo la laurea senza alcun ostacolo, ma la realtà non è stato propria così. La professione ostetrica in Italia è ancora piena di controversie e purtroppo ancora troppo finalizzata all’assistenza ospedaliera. Come molte mie colleghe, dopo una laurea con lode ho intrapreso il percorso del volontariato, cercando di mantenere la mia pratica come ostetrica e la mia registrazione all’Ordine in attesa di trovare lavoro. Nel frattempo per motivi familiari, dopo 7 mesi di volontariato, avevo due scelte: la prima era quella di intraprendere la strada dei concorsi su e giù per l’Italia, sperando che da neolaureata riuscissi ad entrare in graduatoria ed esser chiamata nei successivi 2-5 anni, la seconda era di raggiungere il mio compagno a Londra dove avrei trovato lavoro probabilmente nei successivi 6 mesi. Diciamo che un padre malato e la pressione finanziaria non mi hanno lasciato molta scelta".

Un percorso che passo dopo passo ha permesso alla giovane teatina di svolgere al meglio la propria professione.

"Il 16 maggio 2011 ho iniziato la mia prima esperienza di lavoro retribuita in un ospedale londinese in cui vengono al mondo circa 11mila bambini l’anno. Questo significa un bagaglio di esperienze enorme. Dopo tre anni in cui lavoravo a tempo pieno in sala parto e partecipato alla realizzazione di una casa parto gestita solo da ostetriche per donne a basso rischio, sono andata a lavorare al St Mary’s Hospital, dove mi trovo tutt’oggi. Si tratta di uno degli ospedali più importanti a Londra, abbiamo infatti circa il 30% delle donne che volano da tutto il mondo per essere assistite in quest’ospedale che è stato scelto anche della famiglia reale. Dopo un anno come ostetrica ricercatrice, seguito da un master in Pratiche Ostetriche avanzate, ora svolgo la mansione di coordinatrice dell’unità prenatale". 

Riguardo alla propria terra d’origine Alessandra ha le idee chiare.

“L’ Abruzzo credo sia attualmente in una situazione sanitaria molto delicata, soprattutto in ambito materno-infantile. Dopo la chiusura dei punti nascita di Sulmona, Atri, Ortona e Penne, in seguito al decreto Lorenzin, l’accesso ai punti nascita da parte della popolazione dei paesi limitrofi è stata limitata drasticamente: A rischio ovviamente sono la salute di mamma e bambino.  Amo la mia regione e la mia città e spero un giorno di essere incentivata a tornare".

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