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L'Abruzzo alla Borsa Mediterranea del Turismo dimentica Chieti come città d'arte e di cultura

Le riflessioni di un lettore sulla partecipazione della Regione alla Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico conclusasi domenica scorsa a Paestum: "Chieti non è solo la sede del museo archeologico nazionale d'Abruzzo, dimenticarlo sarebbe una imperdonabile leggerezza"

Spett.le redazione di ChietiToday,

   con riferimento al servizio "L'Abruzzo alla Borsa Mediterranea del Turismo: con l'UdA via allo sviluppo del parco archeologico diffuso", pubblicato il 18 novembre u.s, rilevo come la città di Chieti assolva ad un ruolo marginale nell'ambito della prestigiosa rassegna (BMTA) conclusasi a Paestum domenica scorsa, approdata alla XXI edizione. Le pur apprezzabili dichiarazioni licenziate dall'assessore regionale al turismo Giorgio D'Ignazio e dal direttore del dipartimento turismo-cultura e paesaggio della Regione Abruzzo Francesco Di Filippo in ordine alla valorizzazione  e promozione del patrimonio storico, artistico ed archeologico abruzzese e dell'avvio del progetto di sviluppo del parco archeologico "diffuso", non trovano purtroppo riscontro nel ruolo del capoluogo teatino il quale è citato, fra una ventina di eccellenze monumentali e museali del territorio, solo in relazione alla sua prerogativa di sede del museo archeologico nazionale d'Abruzzo.

A meno di disguidi ed omissioni fortuiti nell'elenco consegnato alla stampa locale e da questa riportato, Chieti, come città d'arte e di cultura e quale laboratorio di una vera e propria interazione fra il proprio abitato storico e le inestimabili presenze monumentali in esso insediate, non figura affatto. E la circostanza della sua inclusione, come sede museale nazionale, nell'Abruzzo che conta presso la Borsa Mediterranea del Turismo, non colma il vuoto. Il museo archeologico nazionale d'Abruzzo di Villa Frigerj, infatti, al pari della sede della Soprintendenza archeologica per l'Abruzzo, anch'essa di stanza a Chieti, è a vocazione regionale. Esso fotografa, solo in parte (culti funerari), la realtà archeologica specifica dell'antica Teate e del popolo marrucino. Per saperne di più sui Marrucini e sulla loro capitale (Touta Marouca in Civita di Danzica, l'attuale Rapino; poi Teate, l'attuale Chieti) è necessario visitare il museo territoriale archeologico della Civitella, con i suoi preziosi reperti, primi fra i quali i frontoni fittili dell'antico tempio pagano edificato sull'arce dell'omonimo rione, nonchè la naturale location ad esso impianto collegata, ossia l'anfiteatro romano rinvenuto nel 1981 durante gli scavi per la realizzazione del nuovo serbatoio idrico comunale. Ma del museo territoriale della Civitella, pur referenziato ed all'avanguardia, non v'è traccia nell'elenco dei siti presentati alla Borsa Mediterranea di Paestum. Così come non v'è traccia delle varie monumentalità teatine: teatro, anfiteatro, templi, terme e sistema ipogeo romani, giusto per restare alla storia classica. Un raffronto con Teramo: l'antica e prestigiosa Interamnia è presente alla BMTA con teatro, anfiteatro e museo archeologico di area.

na scelta azzeccata che riserva piena visibilità ad una città ricca di fermenti artistici e culturali. Perchè la stessa cosa non è avvenuta per Chieti, da sempre considerata la culla dell'archeologia abruzzese? Come faranno (se non a motivo di propria conoscenza personale) gli operatori di quel turismo culturale tanto auspicato a veicolare flussi di visitatori su Chieti? Parlo di Chieti in quanto Chieti, cioè città capace di esprimere (anche) un proprio, autonomo tesoretto nel contesto dell'annunciato parco archeologico diffuso. Nella modalità espressa alla BMTA il capoluogo teatino è invece percepito solo come contenitore, seppur autorevole, di più allargate e ricche testimonianze regionali (su di tutte il guerriero di Capestrano). In sostanza, per come Chieti compare nell'elenco di eccellenze pubblicizzate alla BMTA e presentate alla stampa, sembrerebbe che il capoluogo teatino sia da visitare unicamente a ragione del prestigioso e virtuoso museo archeologico nazionale d'Abruzzo di Villa Frigerj. E non anche quale città che realizza in se stessa la summa di una storia millenaria

. Bisognerebbe che addetti ai lavori, cattedratici e classe politica tengano a mente, in ogni circostanza utile ad esaltare la nostra terra d'Abruzzo, ma pure in ogni scelta di programmazione sistemica, che Chieti (Teate Marrucinorum) è stata, nell'ordine: capitale dei Marrucini (nel IV sec. a.C.), municipio romano (I-II sec. a.C.), primaria città imperiale dal punto di vista architettonico e commerciale per via dei traffici verso l'est europeo (I-IV sec. d.C.), città regia capitale degli Abruzzi (1443). Nonchè, nella sua storia contemporanea, "città aperta" (1944) e, per quegli eventi, città decorata di medaglia d'oro al merito civile. Dimenticavo la città universitaria, mai però approdata sul Colle, quella dei musei d'arte e di scienze biomediche, la città del Venerdì Santo, quella dell'opera classica col suo gioiello, il teatro Marrucino, piccolo San Carlo, patrimonio illustre della grande tradizione lirica abruzzese spesso al centro di estenuanti tormenti burocratici. Ma questa è un'altra storia. Un sommesso suggerimento alla Regione per la prossima edizione, quella del 2019, della BMTA: al di là delle innumerevoli credenziali storico-scientifico-archeologiche certe e dimostrate, Chieti, ad anno nuovo, compirà 3200 anni. E' un dato legato al mito delle origini greche della città (1181 a.C.).

E' solo leggenda, di quella dell'Achille a cavallo tanto cara ai teatini? Comunque sia, i sogni hanno spesso un qualche, dignitoso fondamento se non altro nella coscienza collettiva e, dunque, ecco che il mito, attraverso la letteratura e la storiografia, acquista, rispetto alla scienza, pari dignità. Dimenticare Chieti quando si parlerà ancora di Abruzzo sarebbe una imperdonabile leggerezza.

Grazie per l'ospitalità,

dr. Oscar D'Angelo (giornalista)

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