Danilo Diodato: "Oggi il pugilato a Chieti è una grande realtà"

Abbiamo intervistato l'ex pugile e tecnico teatino che con i successi della sua pugilistica riesce a far parlare della sua città

La città di Chieti da anni ormai colleziona successi nella boxe con atleti provenienti dalla Puglistica Diodato, guidata dal tecnico teatino Danilo Diodato. Non tutti però, specialmente i più giovani, sanno forse che fino a poco più di dieci anni fa in città non esistevano strutture dove praticare boxe. Diodato è colui che di fatto ha offerto l’opportunità a tanti ragazzi, non solo teatini ma di un’intera regione, di cimentarsi nella cosiddetta “arte nobile” e di raccogliere successi, trofei e soddisfazioni. Lo abbiamo incontrato e ci ha raccontato i suoi trascorsi da pugile e il suo attuale impegno come tecnico.

Il pugile Diodato inizia la sua carriera non prestissimo rispetto alla media “intorno ai 18-19 anni anche perchè a Chieti non esisteva ai tempi una palestra per praticare boxe” e,  per questo, sceglie di tesserarsi per la pugilistica Di Giacomo a Montesilvano “all’epoca una tra le prime società italiane a livello di successi e di pugili formati –  racconta -  la passione faceva sì che ogni sera mi cimentassi nel viaggio da Chieti per allenarmi. Ho fatto tutta la carriera dilettantistica con Di Giacomo appunto, partecipando alle competizioni più importanti dell’epoca, dagli assoluti agli internazionali italia – Croazia oltre ai tornei indetti dalla federazione. Ho avuto la soddisfazione di vincere gare importanti nel fitness, il trofeo Tiberio Mitri, premi per miglior atleta del torneo e miglior pugile della serata”.

Fatta tutta la trafila dilettantistica Diodato nel 2001 passa tra i professionisti, un traguardo che, ci spiega, per Chieti è stato già di per se un fatto importante. “L’ultimo pugile professionista teatino, prima di me, era stato Piero Spadaccini negli anni ‘80, a distanza quindi di vent’anni ho avuto la fortuna di essere io il suo erede e oggi ho il privilegio di averlo nel mio staff come tecnico”. Tra i professionisti Danilo inizia la scalata al titolo italiano ma,  al settimo match da professionista l’infortunio a un occhio ferma la sua corsa e la sua carriera sul ring. "Nel 2005, fortemente consigliato dai medici, sono stato costretto a smettere con l’agonismo  – spiega Diodato -  questo non mi ha fermato però e nel 2006 ho conseguito il patentino di tecnico federale che ha permesso di portare avanti la mia passione iniziando ad allenare i ragazzi”.

In questi dieci anni nella Pugilistica Diodato si sono formati oltre settanta pugili oltre ad un migliaio di amatori iscritti. “Nell’agonismo al momento la facciamo da padrone, negli ultimi tre anni abbiamo ottenuto altrettanti titoli italiani in due occasioni con Daniele Lucci e in una con Mattia Di Tonto, che ora è nel giro della nazionale italiana dove si sta allenando con campioni olimpici come Cammarelle, Russo e Valentino, il massimo del pugilato mondiale. Anche la canotta tricolore a Chieti mancava da tantissimi anni. Tanti successi che hanno permesso ad atleti che alleno di essere convocati in nazionale, penso a Davide Di Tullio di Fara Filiorum Petri che si allena con me ed è stato in ritiro collegiale con la nazionale italiana, Alessio De Leonardis che con le sue performance ci ha portato agli europei di Russia nel 2014  e che poi, dopo svariati ritiri in nazionale, è stato scelto come titolare nella categoria dei 46 chili. Tanti riconoscimenti che portano grande prestigio a livello internazionale sia alla società che alla città di Chieti”.

Non è un caso se tanti scelgono di essere allenati da Diodato che accoglie nella sua palestra ragazzi da da Roseto, Giulianova, l’Aquila, Lanciano, Pineto e Pescara.  “Se penso che a Chieti il pugilato fino a qualche anno fa praticamente non esisteva e oggi abbiamo non solo una struttura, ma anche uno staff super professionale, la cosa mi riempie d’orgoglio. Oltre a me è fondamentale l’esperienza di Piero Spadaccini e la freschezza di Emanuele Cavallucci che rappresenta il futuro del pugilato a teatino. Emanuele ha fatto tutta la trafila dilettantistica con me piazzandosi bene in tutti i tornei assoluti e al Guanto d’oro. ed ora è passato al professionismo. La tradizione continua dunque ed è bello essere tutti insieme  a rappresentare ancora e per tanti anni la boxe”.

Con l’uscita del calendario degli impegni federali 2016 Diodato sottolinea come la sua pugilistica sarà presente in tutte le occasioni ma “particolarmente importanti saranno i campionati universitari a giugno che si terranno a Modena, il torneo “Guanto d’oro” a cui parteciperà certamente Di Tonto e i campionati italiani assoluti a fine anno”.

Spesso passa il messaggio della boxe come sinonimo di violenza. “Il pugilato forma tanto soprattutto per quanto riguarda l’autodifesa – ci tiene a precisare il tecnico teatino - è uno sport intenso, gestire un attacco non è semplice ma insegna il rispetto, il fair play e l’abbraccio dei pugili a fine incontro sta a testimoniarlo. Essendo poi uno sport individuale, in cui si affronta un pari peso, non esistono scuse: chi vince merita e non puoi bluffare, vince il migliore. Io ai miei ragazzi cerco sempre di trasmettere il l’accettazione del verdetto”.

Un grande pugile del passato, Floyd Patterson confessò che “la paura era necessaria. Senza di essa, sarei stato terrorizzato a morte”. Un bel concetto per dimostrare come il pugile ha il più delle volte una sensibilità al di sopra della media, non è il bullo del quartiere ma prova anch’esso paura ed è il controllo di questa che lo porta a dare il massimo sul ring. Non c’è quindi, alla base, una volontà di far male all’avversario ma forse prima di non “prenderle”; per questo il pugilato che può avere anche una valenza sociale, una sorta di terapia come lo stesso Diodato ammette: “Quando mi avvicinai alla boxe ero un ragazzino introverso, questo sport mi ha aiutato ad oltrepassare paure. E’ un qualcosa che fa bene, noi ci impegniamo nella lotta contro il bullismo, tra le altre cose abbiamo un accordo con il Comune che ci permette di ospitare ragazzi seguiti da assistenti sociali, magari orfani che faticano a trovare punti di riferimento. Qui trovano delle regole, educazione, oltre a del sano sport. Il bello è che tutti possono e provare, non c’è un età per gli amatori, ho iscritti che vanno dai dieci ai sessant’anni. Non potranno gareggiare come agonisti ma vi assicuro che provano forti emozioni!”.

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