Max Mara via da Chieti, "Ogni negozio che chiude è un lutto per la città"

Al dramma della perdita del lavoro si aggiunge quello di dover assistere alla presenza dell'ennesima vetrina vuota. La lettera di una cliente

Il negozio di abbigliamento femminile Max Mara pochi giorni fa ha chiuso i battenti all'improvviso, licenziando in tronco le commesse, alcune delle quali con un'esperienza ventennale in azienda. Per la città è un doppio lutto: oltre al dramma della perdita del lavoro si aggiunge quello di dover assistere alla presenza dell'ennesima vetrina vuota, anzi svuotata, in quella che una volta era la via principale dello shopping.

Riceviamo e pubblichiamo la lettera inviata da Carla De Benedictis attraverso il servizio clienti a Max Mara:

Gentili dirigenti Max Mara,

sono una vostra cliente di Chieti e vorrei condividere con voi un mio pensiero. Un giorno, come molte mie amiche vostre clienti, ho ricevuto da voi un messaggio con cui mi comunicavate la chiusura del negozio della mia città e la vostra disponibilità a continuare il servizio di vendita in altra città. La mia mail non è affatto legata a ragioni di vuoto e puerile campanilismo, ma a una riflessione che ho condiviso anche con altre persone, le quali hanno vissuto l'episodio esattamente come me. Chiudere un negozio in un centro storico come Chieti è davvero un lutto per la città, per i suoi abitanti, e non solo per i vostri clienti.

L'aspetto signorile ed elegante delle vostre vetrine sotto i portici, le signore che passeggiando soffermano lo sguardo sulle vostre vetrine, il saluto cordiale della responsabile e delle storiche commesse, il fermarsi presso di loro per lasciarsi tentare dal bello: tutto questo avete cancellato, non solo quello che freddamente definite "punto vendita". Posso immaginare le ragioni che portano una grande azienda come la vostra a sacrificare un negozio in centro storico per mantenerne in vita uno tra i tanti, anonimi, nei grandi centri commerciali, ma permettetemi di sottolineare quanto poco lungimirante appaia ai miei occhi, e non solo, lo sguardo di chi prende tali decisioni, condannando alla lenta morte civile ciò che rende unica l'Italia e cancellando sempre più le differenze, ovvero proprio ciò che ci rende umani.

Saluti, Carla De Benedictis

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