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"Al cimitero solo un silenzio di tomba": tra due giorni scadono i contratti dei dipendenti della Teateservizi

· Chieti

Vi chiediamo, cortesemente ed urgentemente di interessarvi al nostro dramma lavorativo. Grazie infinite. Vi raccontiamo brevemente la nostra difficile storia: Cimitero di Chieti, Abruzzo. Capoluogo di Provincia. Circa 50.000 residenti. In attesa del picco di contagio dal Coronavirus. Due addetti amministrativi ancora in servizio e sette operai necrofori/addetti alle manutenzioni/factotum.

Peccato che tutti loro andranno a casa per la fine di un contratto temporaneo, o meglio, “precario” che, prendendoli per i fondelli, è iniziato 17 anni fa, 15 anni fa, 10 anni fa, a seconda dei casi, e dura ancora oggi. Questo avverrà il 31 marzo prossimo. Dal primo aprile, con l’alta probabilità di ripetere le stesse dinamiche di Bergamo, il nulla. Forse nessuno ad accogliere le salme, non solo quelle malate di Coronavirus, nessuno ad accompagnarle nella benedizione finale, nessuno per la tumulazione. Il servizio cimiteriale, in capo al Comune di Chieti (si ricordi, capoluogo di Provincia), per carenza endemica di personale, è stato da questi affidato, già da oltre un decennio, ad una latitante, e sempre discussa, società partecipata denominata “Teateservizi”, che lo stesso Ente ha creato e da cui “dipendono” mensilmente ed in diverse modalità i nostri precari ivi distaccati. I due addetti amministrativi, pur essendo entrambi vincitori di concorso pubblico a tempo indeterminato e pur prestando servizio alle dipendenze della Società già da diversi anni, non hanno mai potuto (per misteriose ed insondabili ragioni) veder ratificato l’agognato contratto, mentre i sette necrofori, saliti molti anni fa su questa giostra ballerina, hanno subito continue variazioni contrattuali, passando da un’agenzia interinale all’altra, a volte stipulando contratti aziendali diretti, alternando spesso periodi di disoccupazione e piegandosi alle ingiuste regole del gioco solo per soddisfare il bisogno di portare un piatto di minestra a casa. A nulla è valso, negli anni, sopportare sacrifici e rinunce economiche, ingoiare umiliazioni, mettere in campo rimostranze, organizzare trattative sindacali o tavoli prefettizi, pubblicare qualche articolo di giornale, contestare (seppur pacificamente e piuttosto blandamente). A nulla è valso mettere in luce davanti alle Autorità preposte la paradossale situazione di un Azienda, costituita da circa 80 addetti operanti in vari settori, a partire da quello tributario, che in barba alle leggi, sono stati tutti assunti con contratti temporanei (non è presente un solo lavoratore a tempo indeterminato!). A nulla è valso segnalare che le proroghe non potevano e non possono essere infinite e continuative. Anzi, non possono essere più proposte come unica alternativa.

C’è stato solo un silenzio di tomba, nessun tentativo di soluzione alla questione, né alcun impedimento alla ripetizione degli abusi subiti negli anni, da parte di coloro che erano tenuti a farlo, da parte di coloro tenuti a vigilare e porre un freno, applicando sanzioni o adottando gli opportuni provvedimenti. Anzi la Società persevera nell’erogazione di contratti precari, addirittura senza concorso o senza tener conto delle graduatorie ancora oggi esistenti. Ma soprattutto, a nulla è valso l’ultimo tentativo di lotta, conclusosi con la redazione di un verbale prefettizio (sottoscritto in data 28 febbraio 2020) con il quale il sindaco di Chieti, dà esplicito mandato all’establishment della Teateservizi, di trasformare immediatamente i contratti in indeterminati e dare l'avvio alle stabilizzazioni degli altri dipendenti con contratti letteralmente atipici, o meglio, "anomali". Inutile anche il Decreto “Cura Italia” e gli altri succedutisi, che affrontano di tutto tranne l’argomento dei contratti (diversi da quelli degli insegnanti supplenti) con la scadenza prevista proprio in questi giorni di questo sfortunato periodo di massima emergenza. Pare che prevedano la sospensione e lo slittamento nel tempo di qualsivoglia scadenza, ma non di questa. Si prende, così, solo atto che oscure forze (tra cui anche sto maledetto Coronavirus), manderanno a casa, in primis i nostri eroi (spesso capi di famiglia monoreddito), poi almeno altre 15 persone occupate nella sede principale aziendale, a seguire i restanti colleghi dislocati qua e là ed impiegati nelle più disparate mansioni e finalmente uccideranno l’”odiata” Teateservizi. Con, però, la fievole speranza di scongiurare il tutto con un’ennesima ed illegale proroga contrattuale al fotofinish (si spera, ci saranno le elezioni comunali prima o poi e la palla se la giocheranno altri). Il tutto, come sempre, in silenzio.

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