Modi di dire teatini: "Lu cavalle bbone se vede a lu ricchiappe"

Un candidato sindaco ha usato il modo di dire più conosciuto a Chieti come slogan elettorale, ma non c'è nessuno in città che non conosca il proverbio legato alla corsa tradizionale che si è tenuta dal Seicento al 1931

Foto Del Ponte

Nell’ultima campagna elettorale per le comunali, uno dei candidati sindaco l’ha usato addirittura come slogan per i suoi manifesti. “Lu cavalle bbone se vede a lu Ricchiappe” è il modo di dire tipico della città di Chieti. Non c’è teatino che non lo abbia mai ascoltato, e non ce n’è uno che non sappia che cosa si intende.

La frase in vernacolo, che sta per “Il cavallo buono si vede al Ricchiappe”, affonda le radici alla sfida dei berberi che si correva in città un secolo fa. Quella gara, tradizione teatina dalla metà del Seicento fino al 1931, si chiamava appunto “Lu Ricchiappe”. I cavalli, senza fantini, venivano lanciati dal cimitero fino alla pescheria, alla fine dell’attuale via Arniense, fra ali di panni stesi che delimitavano il percorso e sabbia a terra per evitare che gli animali scivolassero. Arrivati al traguardo, bisognava riprendere, “riacchiappare” in dialetto, sia l’animale vincitore (“lu cavalle bbone”) sia tutti gli altri concorrenti.

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Le regole erano ferree: vietato incitare o battere i cavalli per farli andare più veloci, pena tre giorni di prigionia o sanzioni pecuniarie. Gli animali, partiti da piazza Sant’Anna, correvano lungo via Padre Alessandro Valignani, fino appunto a raggiungere la piazza della pescheria, dove un grosso panno bianco li fermava. 

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