"Bisogna sventare il progetto della politica abruzzese di cancellare Chieti"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ChietiToday

Quella della città di Chieti era una "nave" che fino a qualche decennio fa sembrava inaffondabile, forte sia del potere politico che la tutelava e la potenziava, sia dell'indotto economico dei servizi e degli uffici che secoli di tradizione amministrativa avevano lasciato in dote al capoluogo marrucino. Di esempi di tutela da parte della politica delle risorse della città di Chieti se ne potrebbero citare molti, come l'intervento dell'On. Remo Gaspari nello sventare nel 1981 il maldestro tentativo di trasferire da Chieti a Pescara alcune cliniche specialistiche dell'Università "G.D'Annunzio", su segnalazione del pericolo di un consigliere comunale della lista civica "Riscatto, Giustizia e Libertà"; oppure l'intervento nel 1988 (anno del centenario della stazione ferroviaria di Chieti) da parte della politica teatina presso il Ministro Santuz e il Dirigente delle Ferrovie dello Stato Ligato (con una delegazione formata dall'On. Anna Nenna D'Antonio, dall'allora Sindaco Andrea Buracchio e da Manlio Madrigale), affinché il treno diretto Pescara - Roma facesse tappa anche a Chieti (diventando il Pescara - Chieti - Roma); infine il riconoscimento del nome Aeroporto d'Abruzzo allo scalo aereo regionale e tanti altri, ottenuto dal Sindaco Nicola Cucullo. Ma, negli ultimi anni, la "barca" teatina è stata lasciata alla deriva e oggi la città di Chieti naviga ormai a vista in mezzo alla nebbia come il Titanic nell'Atlantico Settentrionale fra gli iceberg, subendo danni, rischiando di andare in avaria o addirittura di affondare in ogni momento. Proprio in questi giorni sono arrivate le catastrofiche notizie di nuovi tagli ed accorpamenti di uffici che come sempre penalizzano la città di Chieti con irrazionali, e clamorose decisioni prese dall'alto. Questa volta sarà svuotata dei dipendenti la storica sede della Camera di Commercio in Piazza Vico, si trasferirà a Pescara l' Ufficio dei Monopoli di Stato e delle Dogane e andrà a l'Aquila il servizio telecomunicazioni dei Vigili del Fuoco. Evidentemente, nei salotti della politica di tutti i colori (nessuno escluso) hanno aspettato l'esito delle elezioni regionali per portare a termine l'ennesima manovra del diabolico progetto in atto, da parte di consorterie di interessi e lobby economiche, di saccheggio della città di Chieti, con il silenzio dei politici e dei notabili locali, infangando 3000 anni di storia e distruggendo un capoluogo scomodo ai "giochini" dell'asse politico e di potere che decide negli ultimi anni le sorti della regione, quello pescarese - aquilano. I risultati negativi della politica teatina sono sotto gli occhi di tutti, il "mea culpa" deve avvenire da parte di tutti coloro che hanno rivestito un ruolo di responsabilità politico - amministrativa almeno negli ultimi dieci anni. A poco valgono le attenuanti generiche, inerenti un vero e proprio cambiamento epocale che con le nuove tecnologie della comunicazione digitale, con la crisi economica del "Sistema Italia" e la riduzione delle risorse economiche dal centro dello Stato alle periferie, ha portato allo stravolgimento della forma di governo italiana che ha cancellato le risorse e le funzioni delle province (senza riassegnarle esattamente ad altro organo territoriale), la riduzione del 70% delle risorse finanziarie centrali ai Comuni, perché sono problematiche con cui devono competere pressoché tutte le amministrazioni pubbliche in Italia. Discorso a parte il progetto pescarese della nascita di una città metropolitane che funga da centro direttivo di macroregioni, accentrando su di sé tutte le risorse economiche, le funzioni e i servizi, idea a cui la città di Chieti, mal governata da una classe dirigente (che del Pelide Achille dimostra di avere sempre più solo il punto debole, ossia il tallone), non ha saputo proporre una valida alternativa di sviluppo e oggi ne patisce supinamente le conseguenze, incassando pugni all'angolo del ring come un pugile suonato. Una città che con la mancata assimilazione alla vita cittadina di intere fasce della popolazione giovanile rischia di perdere definitivamente la sua identità, a tal punto che il centro città, con tutte le sue carenze di viabilità, é stato offuscato nel suo ruolo di agorà pubblica dai centri commerciali, caso più unico che raro in Italia. Gli effetti devastanti sono sotto gli occhi di tutti, ridimensionamento dei servizi, lavori su strade, palazzi ed infrastrutture pubbliche che procedono a rilento, iniziano ma non si sa quanto finiscono, suppellettili e arredi urbani che una volta danneggiati non vengono più costantemente sostituiti e riparati. La situazione tragicomica è che Chieti, é stata "diroccata" non da guerre o calamità naturali, ma dall'incuria; la crisi incipiente del centro urbano é rappresentata dalla perdita di quasi diecimila abitanti negli ultimi venti anni. I numeri impietosi parlano chiaro. La crisi economica e il clamoroso ridimensionamento subito dalla città che é stata declassata, ha finito a fiaccare una popolazione che é più stata abituata a subire le decisioni dall'alto piuttosto che imporle e/o determinarle dal basso. Così, tutti quegli uffici che con un sussulto di orgoglio noi cittadini di Chieti, col sottoscritto in testa ai cortei col megafono, aveva difeso con le unghie e con i denti nel 2012 quando il governo Monti voleva accorpare le Province, in una manciata di anni molti sono stati svuotati o accorpati secondo il principio della cosiddetta "spending review" sempre a senso unico ai danni di Chieti.. Come negli anni Sessanta, i vecchi partigiani reggiani parlavano di "Resistenza tradita" nelle cantine e nelle osterie della Bassa Padana, gli artefici della lotta del 2012, possono oggi ben dire che i principi di quella battaglia (in difesa del capoluogo teatino, della sua provincia e di tutti gli uffici che ne derivavano) sono stati traditi dagli stessi amministratori pubblici, molti dei quali partecipavano ai cortei, alle assemblee e alle delegazioni, forse solo per motivi folkloristici od elettoralistici. Negli ultimi anni si è parlato più volte di riqualificare e di riconvertire il ruolo di Chieti per permettere alla città del "Pelide Achille" di affrontare in modo competitivo le sfide del Terzo Millennio ma al di là delle promesse e delle azioni di facciata non é stato ancora pressoché fatto nulla di concreto nemmeno per risolvere il vitale problema dei parcheggi nel centro storico (oltre a quello del collegamento veloce dal Colle allo Scalo e viceversa). Si diceva che si stanno aspettando dei soldi dalla Regione per dotare la città di un nuovo ampio parcheggio e di una infrastruttura moderna che colleghi la stazione, l"università e l'ospedale al cuore dell'antica Teate (ad esempio come una cabinovia o una metropolitana rialzata come c'è a Perugia), ma, purtroppo ancora tutto resta pressoché sulla carta, solo chiacchiere e proclami, ma di fatti concreti quasi nulla. Gli unici passi in avanti sono stati forse fatti nella riorganizzazione di alcuni orari di certe Ztl che non penalizzano più di tanto il commercio e gli autobus anche la notte dal Colle allo Scalo. Recentemente, c'è stata anche la partenza dei lavori della cittadella amministrativa nella dismessa Caserma Berardi, dunque un timido tentativo di arginare l'emorragia di risorse e servizi dalla città di Chieti, ma è stato seguito da un trittico di micidiali colpi da K.O. che la politica abruzzese ha riservato alla città di Chieti con il prossimo trasferimento degli uffici suddetti. Un atto che è l'ennesimo affronto di una guerra "fredda" regionale che vede Chieti attualmente perdente. Pertanto, solo l'intervento forte e attivo di quella parte della popolazione che vuole ancora bene a questa città (la parte immune dalla sindrome dell'orchestra che suona sul pontile del Titanic che affonda, sorseggiando una tazza di "camomilla teatina"), unita dal Colle allo Scalo in un' unica realtà, può cambiare la storia, e ridare a Chieti un futuro degno del suo glorioso passato. Come scrivo nel mio ultimo saggio "Chieti e l'Araba Fenice", un manualetto storico di scienza politica teatina, la città ha già vissuto in passato un periodo simile nella cosiddetta Tarda Antichità per poi risorgere dalle ceneri come un "Araba Fenice" (principio espresso in linea generale per la prima volta dallo.storico Ludovico Gatto). Cristiano Vignali - Storico e Politologo Teatino Fondatore de "Il Censorino Teatino" Tratto da www.censorinoteatino2013.blogspot.it

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