Ospedale Atessa, il sindaco risponde a Febbo e Di Stefano: “Niente fumo e molto arrosto”

Borrelli controbatte ai due esponenti di Forza Italia che si sono scagliati contro l'avvenuta trasformazione del San Camillo de Lellis di Atessa in ospedale di area disagiata parlando di "bluff elettorale"

Giulio Borrelli

Il sindaco di Atessa, Giulio Borrelli, risponde a Mauro Febbo e Fabrizio Di Stefano, che a Lanciano si sono scagliati contro l'avvenuta trasformazione del San Camillo de Lellis di Atessa in ospedale di area disagiata, sostenendo che la delibera regionale che riconosce Atessa come presidio ospedaliero di area disagiata sia un “bluff elettorale”.

“Prima Febbo e Di Stefano – dice Borrelli – hanno insistito che la Regione dovesse assumersi le proprie responsabilità e deliberare, senza passare dal tavolo romano di monitoraggio, ora dicono che sarà il tavolo romano a decidere tutto e a bocciare la corposa delibera che cambia gli atti programmatori ospedalieri per quanto riguarda Atessa. La procedura adottata dalla Giunta Regionale è corretta, in quanto la proposta viene attivata con un atto deliberativo. Il passaggio dal regime commissariale al regime ordinario prevede che gli atti concernenti la programmazione regionale siano deliberati dalla Giunta Regionale e non più dal Commissario. Non vi è alcuna attività fumosa in quanto nel dispositivo deliberativo della DGR n. 15 è previsto espressamente di rimettere al vaglio del Ministero della Salute e del Ministero dell'Economia la proposta di riprogrammazione del P.O. di Atessa ai fini dell'approvazione prevista dall'Accordo sottoscritto tra Regione e Governo nel 2007 con l'inizio del Piano di Rientro”.

“La fragile polemica sui posti letto - evidenzia Borrelli - denota una lettura superficiale della proposta tecnica in quanto è espressamente chiarito al paragrafo 6 Titolato: "Obiettivi quantitativi" che in rapporto alla dotazione di posti letto per acuti vi è la possibilità per la Provincia di Chieti, nel rispetto del regolamento ospedaliero approvato con DM 70/15, di un adeguamento allo standard nazionale fissato al 3 per mille”. Quindi “non bisogna sottrarre o ridurre posti letto in altri Presidi”.

“Invitiamo - aggiunge Borrelli - a leggersi il documento di programmazione della Rete Ospedaliera, dal quale si evince che in via prudenziale la Regione Abruzzo ha programmato un numero complessivo di Unità Operative leggermente al di sotto dei tetti massimi nazionali, proprio per consentire, laddove se ne ravvisasse la necessità di avere possibilità di adeguamenti senza penalizzazioni per altre strutture sanitarie. La comparazione sui costi è stata effettuata, come esplicitato nel documento, tra due modelli organizzativi diversi tra loro: l'ospedale per acuti e il presidio territoriale assistenziale, le cui voci di spesa gravitano su capitoli diversi del Fondo sanitario Regionale, per cui le risorse per la riabilitazione e la residenzialità fanno parte di un tetto di spesa diverso da quello della ospedalità per acuti”.

E ancora: “Nel comunicato stampa di Forza Italia, in maniera confusa e generica, si parla della proposta in contrasto con il Piano Sanitario Regionale. Sarebbe auspicabile un uso corretto dei termini perché il Piano Sanitario Regionale, approvato con Leggi Regionali n. 6/2007 e n. 5/2008 per quanto concerne la Rete Ospedaliera, è stato più volte corretto e modificato”.

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