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Salvini a Chieti promette: "Daremo nuovo impulso alla città" [VIDEO]

Dal palazzo della Provincia, il segretario della Lega ha ribadito la fiducia nel candidato sindaco Fabrizio Di Stefano

 

Matteo Salvini a Chieti per la seconda volta in due mesi. Dopo l'ufficializzazione della candidatura per le prossime amministrative a Chieti di Fabrizio Di Stefano avvenuta al Supercinema a dicembre, il leader della Lega è tornato nel capoluogo teatino (con tanto di felpa con scritto "Chieti") per confermare la propria scelta. Solita accoglienza da star nella sala del consiglio provinciale dove l'ex ministro dell'Interno è arrivato con circa un'ora di ritardo rispetto alle attese.

"Siamo pronti a dare nuovo impulso a Chieti con la nostra squadra" ha detto Salvini aprendo anche agli altri partiti di centrodestra e alle forze civiche del territorio. Il leader della Lega ha ufficializzato l'ingresso nel partito dell'assessore alle politiche Sociali, Emilia De Matteo, del presidente del consiglio comunale Liberato Aceto e della consigliera Nicoletta Di Biase.

A chi gli dice che ci sarà un candidato a sindaco di Chieti nelle file di Fratelli d'Italia diverso dal candidato leghista, Salvini risponde: "In democrazia ci sta, ma penso cittadini hanno giudizio ben preciso, su passato e futuro. Di solito squadra che vince non si cambia".

Poi il  commento sul possibile rinvio a giudizio per il caso Gregoretti, quando a luglio 2019, un centinaio di migranti erano rimasti per 6 giorni sulla nave della Guardia costiera per il divieto allo sbarco dell’allora ministro, ora indagato per sequestro di persona. Il 12 febbraio è arrivato l'ok all'autorizzazione a procedere dall'Aula del Senato

"L'ho detto in aula in Senato. Ho piena fiducia nella magistratura. Se dovrò andare in tribunale per rispondere di aver difeso i confini, la sicurezza, l'onore e la dignita' del mio Paese andrò' a testa alta, perchè ritengo non solo di non aver commesso nessun reato, ma di aver svolto a pieno il mio dovere e di aver fatto a pieno quello che la Costituzione impone ovvero di difendere la patria. Andrò a spiegare perchè ho bloccato uno sbarco di 130 immigrati: perchè gli italiani mi pagavano lo stipendi per farlo. Non era un'iniziativa astratta".

Infine, le parole sulla sentenza legata alla vicenda di Carola Rackete: un mese fa la Corte di Cassazione ha annullato l'ordine di arresto emesso ad agosto dalla Procura di Agrigento nei confronti della comandante della sea Watch dopo che la Rackete, quasi scontrandosi con una motovedetta della Guardia di finanza che le sbarrava il passo aveva forzato il divieto di ingresso firmato da Matteo Salvini e portato la nave della Ong tedesca fino al molo di Lampedusa per sbarcare i migranti soccorsi diversi giorni prima. "Viene giustificato un atto di guerra - ha dichiarato Salvini - è un principio pericolosissimo per l'Italia e gli italiani".

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