Il tema del lavoro a Chieti: lettera aperta al futuro sindaco

Il messaggio da parte di un 30enne teatino, in vista delle prossime elezioni amministrative, vuole dare adito a riflessioni sull'occupazione lavorativa in città

Sono Antonio Sansonetti, ho 30 anni, sono di Chieti, ci lavoro ma non ci vivo più. 

Ho letto la recente notizia sui futuri candidati Sindaco e nel fare l'in bocca al lupo ad uno dei papabili nomi ho manifestato la necessità, qualunque sia il vincitore, di circondarsi di competenza, razionalità e lungimiranza per raggiungere gli obiettivi di città e di cittadini.

Tutte le tematiche e le problematiche sono importanti, del resto è noto che la città non versa in ottime condizioni, ma quella che mi colpisce da vicino, è la questione lavoro. 

Le grandi aziende presenti sul suolo di Chieti fanno enorme fatica ad assumere ragazzi della città, la maggior parte dei quali porta le proprie competenze in altre regioni e addirittura all'estero.

Il fatto singolare è come questo sia motivo di vanto senza domandarsi di come abbiano fatto ad emergere in altri contesti e non qui, con tutte queste opportunità. 

Quei pochi fortunati che trovano lavoro qui, lo trovano a delle condizioni contrattuali e spesso emotive totalmente fuori dai canoni del vivere bene e del vivere "giusto". 

Uno stipendio medio si aggira sui 1000€ netti per tredici mensilità, scarse tutele e orari impegnativi, poi spesi in affitti troppo costosi, mezzi di trasporto non all'altezza, tasse improponibili, e così ci si ritrova a vivere nel malcontento generale dei cittadini, spesso sconsolati sul futuro della città e sfiduciosi nelle istituzioni. Quindi se lavorano qui, e non vogliono continuare a stare con mamma e papà vanno a vivere in altri contesti.

Mi chiedo perché non si riesca a trovare un accordo, come accade in altre realtà, anche multinazionali, dove i comuni e le imprese hanno favorito l'inserimento di lavoratori del posto. 

Mi chiedo come sia possibile che piccole e grandi realtà facciano da meteora senza che l'argomento sia mai stato affrontato dalle varie istituzioni, sindacati compresi. 

Mi chiedo soprattutto come non ci si ponga il problema del perché queste realtà vanno via. 

Mi chiedo come sia possibile farsi sfuggire enormi opportunità di promozione della città e della sua storia in manifestazioni di risonanza.

Mi chiedo perché i sindacati locali non siano in contatto con le istituzioni locali e perché, se cosi fosse, il tutto non sia alla portata di tutti i lavoratori di Chieti. 

Mi chiedo spesso perché in questa realtà non ci sia responsabilità sociale per i senza lavoro, e per questo mi viene in mente il primo new deal dove i molti disoccupati americani sono stati impegnati per riqualificare aree dismesse e non fruibili. E qui, di riqualificazione, si sente l'enorme bisogno. 

Mi chiedo come mai non sia mai stato fatto un ordine del giorno in consiglio che riguardi l'inadeguatezza del sistema cerca lavoro, con un centro per l'impiego vuoto di personale e pieno di richieste, che ormai è diventato solamente uno stampa certificati e archivio lavoratori. 

Mi chiedo perché (e se cosi non fosse mi farebbe piacere), non ci sia evidenza di partecipazione a bandi e fondi per nuovi progetti.

Mi chiedo perché si continui a pregare e sperare nel giro d'Italia per vedere gli unici cambiamenti "tangibili", in una città che agonizza in attesa di una bella botta di fortuna.

Spero che questi spunti mi siano venuti in mente solamente perché sono un cittadino distratto che non segue a fondo le cose, e se cosi fosse, mi scuso per avervi fatto perdere del tempo prezioso. 

Ma se cosi non fosse, vi prego di andarne a fondo, come in altri ambiti, per dare delle risposte a chi le merita.

La comunicazione è fondamentale nella società moderna, anche se spesso sottovalutata. Per questo mi rivolgo a voi che avete la possibilità di dare voce a noi, che presi singolarmente voce non ne abbiamo. 

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