"La santa sulla scopa" di Luigi Magni al Piccolo teatro dello Scalo

Domenica 25 novembre, alle ore 18, quarto appuntamento stagionale con la prosa al Piccolo teatro dello Scalo, con “La santa sulla scopa”, di Luigi Magni, produzione del Teatro Le sedie di Roma, per la regia di Andrea Pergolari.

Durante la controriforma, nella notte di San Giovanni, mentre tutti sono intenti a festeggiare e a rispettare la tradizione con una cena a base di lumache, una presunta strega, condannata al rogo, incontra una santa. Silvestra è una fattucchiera che, dopo atroci torture, attende di essere arsa viva in piazza. Ad assisterla c’è Sorella Apollonia. Ha inizio un confronto tra le due donne e, l’iniziale diffidenza, tra battibecchi e inganni, si trasformerà in un’inaspettata solidarietà. Due donne, due mondi agli antipodi, due interpretazioni delle pulsioni umane e dei desideri, tra carnalità e sublimazione, in uno straordinario duello in romanesco. Scritta nel 1986 da Luigi Magni, una favola popolare beffarda, tenera e sanguigna, nel più puro stile del grande autore romano.

Luigi Magni presentò al pubblico teatrale la sua “Santa sulla scopa” nel 1986, subito dopo la biografia di San Filippo Neri con Johnny Dorelli, “State buoni se potete”, e prima del “Secondo Ponzio Pilato” con Nino Manfredi. Era un periodo in cui rifletteva sul senso del sacro, sui modi in cui il popolo si rapportava allo spirito religioso, con tutto il bagaglio di paure, contraddizioni, superstizioni, dilemmi etici che si portava appresso. Lo faceva con il suo tipico stile semplice e profondo, rotondo ed ironico, baciato dalla grazia del melodramma e della comicità, con i modi naif di chi sta sempre sul limite tra storia, leggenda e fiaba. 
“La santa sulla scopa” è solo apparentemente uno spettacolo intimo e "minore", rispetto ai classici teatrali “Rugantino” e "I sette re di Roma”. È il ritratto divertito ed appassionato sul duplice volto dell'Eterno Femminino, alle prese con le pulsioni, le repressioni e le passioni sessuali: la donna/amante e la donna/Madre, scisse nei due personaggi di una Strega e di una Santa nella Roma piranesiana della Controriforma, delle inquisizioni e della simonia. Un gran ballo musicale, una scatenata farsa sotto l'egida della follia e della Morte. Con quella capacità di far scaturire il lirismo dalla risata che solo Magni aveva tra i grandi autori del Novecento italiano. Verrà proposto  in versione integrale, con le nuove musiche scritte per l'occasione da Giovanni Bocci, con le scene di Erika Cellini e nell'interpretazione di Priscilla Micol Marino, Gioia Montanari e Carlotta Guido.

Il biglietto d’ingresso ha un costo di 10 euro, ridotto a 8 per studenti, insegnanti e over 65.

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