“No ad altri centri commerciali nelle aree industriali” il documento congiunto delle associazioni di categoria

A sottoscriverlo Casartigiani, Cna, Confartigianato, Confcommercio, Confesercenti, Confindustria e Upa Claai preoccupati per le attività economiche delle città

Ferma opposizione ad aprire le ex aree industriali ai centri commerciali da parte delle associazioni di categoria che hanno sottoscritto un documento congiunto per contrastare la proposta di legge regionale  (la  n. 49/2019) che “in barba alla moratoria regionale della grande distribuzione che blocca le nuove aperture oltre i 2.500 metri quadrati – moratoria che dovrà comunque essere rinnovata – rischia di trasformare le ex aree industriali in zone ad altissima concentrazione di parchi commerciali, dando la possibilità di edificare anche negli spazi verdi”.
 
Casartigiani, Cna, Confartigianato, Confcommercio, Confesercenti, Confindustria e Upa Claai dicono quindi no a quello che definiscono “l’ennesimo tentativo di dare l’ultima spallata all’economia delle nostre città. Una minaccia prepotente per le attività economiche delle città, visto che la maggior parte delle aree in questione è dislocata nella primissima periferia urbana, a pochissimi minuti dalle vie commerciali più importanti. Una minaccia anche per la sostenibilità di migliaia di posti di lavoro: la concentrazione di grande distribuzione organizzata nel territorio regionale – che ha garantito all’Abruzzo un pesante record europeo – ha già portato, come ampiamente previsto, ad una saturazione del mercato degli stessi centri commerciali, con risvolti negativi sul piano occupazionale come stanno rivelando le cronache sindacali degli ultimi mesi e degli ultimi giorni che raccontano di punti vendita chiusi, centinaia di lavoratori licenziati, frequenti passaggi di insegne, incertezze crescenti anche fra i dipendenti dei gruppi maggiori”.

Secondo le associazioni di categoria i risvolti per le attività economiche indipendenti del commercio, dell’artigianato e dei servizi sarebbero devastanti. “Noi – affermano -  che rappresentiamo decine di migliaia di operatori economici, vogliamo che si apra una fase nuova di sviluppo per le ex aree produttive, e gli strumenti sono già disponibili: si possono migliorare le leggi per stralciare le aree industriali attualmente dismesse e riportarle nella disponibilità della programmazione urbanistica provinciale e comunale.Inoltre, nel momento in cui si parla di nuova perimetrazione delle Zone economiche speciali (Zes) e di promozione di nuove iniziative industriali, si sottrarrebbero opportunità di nuovi insediamenti per start up e pmi.

Ma la crisi strutturale dell’Arap e del Consorzio per lo sviluppo industriale Chieti Pescara non può essere pagata dalla piccola impresa. La politica ha il dovere di elaborare nuovi strumenti di sviluppo e di innovazione, e non provare a replicare, aggravandone i difetti, modelli già obsoleti ma comodi perché a portata di mano.  Noi - concludono -  siamo pronti a fare la nostra parte per dare un contributo costruttivo, ma contestiamo il metodo e il merito di questa iniziativa legislativa”. 


 

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