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I fratelli Mastagni rilevano l'Industria Adriatica Confezioni di Chieti?‏

Gria voce che potrebbe essere l'imprenditore spezzino Andrea Mastagni con i suoi fratelli a rilevare l'industria. Una fortuna se il suo curriculum non suscitasse diverse perplessità

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Inserito da Cristiano 28 giugno 2013

Il futuro dell' "Industria Adriatica Confezioni" a Chieti Scalo in via Piaggio pare sempre più incerto. A tal proposito, dal gennaio 2013 la I.A.C. ha iniziato a mettere in cassa integrazione i suoi dipendenti e dal 1 luglio saranno pressoché tutti sospesi dal lavoro con richiesta di intervento della cassa integrazione guadagni straordinaria.

Per capire la situazione che l'azienda sta vivendo dobbiamo ripercorrere velocemente un pò della sua storia recente: circa dieci anni fa la I.A.C. venne acquistata dall'azienda sammarinese S.A.I.T.T. che produce camicie; ma nel 2012 la S.A.I.T.T., adducendo probabilmente il motivo che le vendite si erano ridotte a causa della crisi economica, ha cominciato a disimpegnarsi dalla società, vendendo ad una azienda cinese il marchio "RODRIGO" esclusivamente per il territorio cinese.

Ad inizio 2013, secondo voci di corridoio, pare che si sia fatta avanti una cordata imprenditoriale danese che voleva acquistare tutta la società, ma non se n'è fatto più nulla. Ma, le vicissitudini della I.A.C. non finiscono qui.

In questi giorni sta rimbalzando la notizia che potrebbe essere l'imprenditore spezzino Andrea Mastagni (con i fratelli soci Stefano e Riccardo) a rilevare l'industria teatina. Andrea Mastagni si presenta come un risanatore attivo su tutto il territorio della Penisola e questa potrebbe essere una buona notizia se il suo curriculum imprenditoriale, e quello dei suoi fratelli, non suscitasse diverse perplessità: i fratelli fanno gli imprenditori fin da bambini nei settori più svariati e complessi, ma le loro precedenti esperienze non paiono di certo brillanti, bensì costellate da molteplici incidenti di percorso.

Andrea Mastagni è un uomo d'affari che nei "bei tempi" della Prima Repubblica avrebbe frequentato l'Hotel Raphael, allora residenza romana di Bettino Craxi. Oggi si presenta come un imprenditore affermato del settore stampa e gran "salvatore" di aziende. Peccato che, ad andare a vedere come vanno i suoi affari, i conti non tornano. Infatti, Andrea e Stefano Mastagni, hanno in Friuli un processo per bancarotta fraudolenta come amministratori di fatto di alcune società come la Masarotti, una delle piccole aziende protagoniste del boom del nord-est travolta da un crac di 8 milioni di euro.

Anche l'altro risanamento friulano tentato con la Cartiera Verde a Romanello di Campoformio è naufragato, poiché la società rilevata dai fratelli Mastagni è stata messa in liquidazione sotto una massa di debiti di circa 50 milioni di euro. Secondo i Mastagni, la responsabilità sarebbe della Regione Friuli che si è rifiutata di concedere un finanziamento di 10 milioni di euro per salvare i 150 dipendenti. Sul fronte dei giornali Andrea Mastagni ha invece fatto il suo esordio con "Sardegna24", quotidiano regionale online, chiuso nel gennaio del 2012 dopo sette mesi di pubblicazioni. L'azienda principale del gruppo editoriale, i cui i bilanci non rivelano grandi masse di liquidità, è la stamperia Seregni, una delle realtà imprenditoriali più antiche del mondo editoriale rilevata nel marzo 2011.

Anche qui si sta portando avanti un ampio ricorso alla cassa integrazione e un piano industriale che ha ipotizzato l'accentramento dei quattro poli produttivi in un solo stabilimento. Nel sito di Andrea Mastagni sono allineati come trofei molti marchi di aziende rilevate e "risanate" . Ma, presentate come brillanti avventure imprenditoriali, si rivelano invece esperienze non certo fortunate: Continental Paper, una cartiera di Varazze, è naufragata con la messa in liquidazione del 2011; la San Giorgio (elettrodomestici) viene acquisita nel 2004 e, nonostante gli impegni assunti con il ministero delle attività produttive (a ricapitalizzare e a mantenere l'occupazione, con divieto di cessione anche parziale), l'azienda è progressivamente svuotata. Nel 2005 i Mastagni vendono anche il marchio e nel 2007 si disfano di ciò che era rimasto. Della Benfra (escavatori), i Mastagni sostengono di aver gestito l'amministrazione controllata.

Ma l'azienda è fallita una decina di anni fa, anche se la procedura fallimentare è ancora in corso. La proprietà della Industrie Benfra spa è ora detenuta dai fratelli attraverso un'azienda fallita (Nuova spa) e due in liquidazione: la Piacenza Veicoli Speciali (rimorchi) e la Paolo De Nicola (macchine per cantieristica). Il passato è invece segnato da un altro processo: nel 1993, Andrea e Stefano Mastagni furono addirittura arrestati per traffico d'armi. Una loro società, la Omtes Sud, con sede a Buccino in Provincia di Salerno, aveva vinto un appalto da 6 miliardi di lire per smantellare 633 carri armati M47 della Nato. Ma invece di distruggerli, secondo l'accusa i fratelli li facevano smontare per poi rivendere i pezzi in Africa. La sentenza però concluse che i Mastagni erano innocenti e che le responsabilità erano tutte dell'azienda campana a cui avevano affidato il lavoro in subappalto. La Omtes Sud, controllata dalla Omtes di Vezzano Ligure, era già finita nella "lista nera" della Commissione Scalfaro sullo spreco dei fondi per il terremoto in Campania. Aveva ricevuto 15 miliardi di lire di fondi pubblici, con l'impegno ad assumere 300 lavoratori per produrre bombe a mano. Incassati i finanziamenti, impiegò invece una quindicina di operai nella produzione di pedaliere per la Fiat. Un'altra società dei Mastagni, la Metalli e Derivati, aveva incassato a fondo perduto ulteriori 18 miliardi di lire per impiantare in Campania uno stabilimento per il piombo raffinato. Non entrò mai in attività. Ora secondo voci ancora ufficiose anche l' "Industria Adriatica Confezioni" (IAC) - "Rodrigo" di Chieti potrebbe salire sulla giostra del "risanatore" Andrea Mastagni a cui piace essere definito "il Bondi delle piccole e medie imprese" (nel senso di Enrico, l'ex commissario di Parmalat). A tal proposito, già si parlerebbe oltre che di cassa integrazione, che è già un dato di fatto, di riduzione dell'attività, producendo e vendendo solo camiceria e non più il "total look" maschile. Il polo teatino rimarrebbe, per ora, anche se con personale ridotto insieme al suo punto vendita, mentre chiuderebbe quello di Porto d'Ascoli.

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La società I.A.C. potrebbe chiudere e una nuova società acquisirebbe solo un suo ramo d'azienda. Speriamo che questa voce sull'acquisto della I.A.C., o di un suo ramo d'azienda, sia smentita, poiché di certo se fosse vera, ci sarebbe fortemente da preoccuparsi per il futuro della storica azienda teatina e per quello dei sui dipendenti.

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