Commercio: si svuota il centro storico (-26%), in aumento gli ambulanti, resistono i bar

Chieti e L'Aquila tra le città più a rischio desertificazione commerciale: in dieci anni diminuiti sensibilmente negozi di abbigliamento, calzature, libri e giocattoli. Invece bar e ristoranti non ne hanno risentito

Centri storici storici sempre meno vitali con un calo demografico e una morìa di negozi. Lo rileva l'indagine di Confcommercio sulla demografia d'impresa nelle città italiane.

Chieti, purtroppo, non fa eccezione ed è il secondo capoluogo di provincia abruzzese dopo L'Aquila a passarsela molto male da questo punto di vista.

Se il capoluoogo di regione viene definito dalla ricerca della Confcommercio "a rischio declino con il 42,9% di negozi e meno e il 20% di alberghi in meno", negli ultimi dieci anni anche Chieti ha subito una significativa (e visibile) riduzione dei negozi nel centro storico quantificata in -26,1%. In città, però, sono aumentati del 18,9% gli ambulanti, mentre bar e ristoranti non sembrano risentire così tanto del problema dal momento che risultano essere 70, tre in meno rispetto al 2008.

Nello specifico nel 2008 gli esercizi commerciali al dettaglio censiti nel centro teatino erano 256, nel 2018 sono scesi a 185. Da notare, però, che nel 2016 gli stessi erano 188 e quindi il calo è stato meno incisivo nell'ultimo biennio. Quasi in controtendenza i negozi della periferia: Confcommerico ne ha censiti 472 nel 2018, appena due in meno rispetto al 2008.

Gli affari vanno leggermente meglio a Pescara e a Teramo, il cui calo di esercizi al dettaglio in centro storico è passato rispettivamente da 160 attività a 139 e da 373 a 318.

In generale, nelle città medie italiane, si assiste a un calo del 13% e a un cambiamento nella dinamica delle categorie, con una buona crescita anche dei negozi di computer e telefonia del 26,3% a svantaggio delle pompe di benzina -27,9%, e dei generi più tradizionali come mobili e ferramenta -23,2%, libri e giocattoli -22,9%, vestiario e calzature 15,4%. Un fenomeno che mette a serio rischio declino i centri storici di tutte quelle città, come la nostra, meno vitali da un punto di vista della popolazione, dove il calo demografico è più sentito.

Nei centri storici delle città italiane di medie dimensioni le attività commerciali in maggiore espansione risultano le farmacie con un aumento del 29,2% nel periodo che va dal 2008 al 2018.

"Il 70, 80% del calo dei negozi dei centri storici - osserva il direttore dell'Ufficio studi Mariano Bella - è attribuibile a fattori diversi rispetto alla crisi, piuttosto a scelte imprenditoriali dei 
commercianti e alla crescita degli outlet e dei centri commerciali". 

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Commenti (1)

  • Avatar anonimo di Demetrio Di Luzio
    Demetrio Di Luzio

    "ristoranti e bar non ne hanno risentito". forse sarà vero che in termini numerici le attività nel centro restano invariate o addirittura in aumento, per quanto riguarda le attività sorte in via Toppi e Porta Pescara. Ma non si può dire che la chiusura dei negozi non influisce direttamente sul bacino di clientela delle attività di ristoro. infatti a Chieti centro i ristoranti sono gli stessi da anni e rimangono allo stesso livello di qualità a causa di una scarsissima concorrenza. Non c'è un ristorante che abbia uno chef dotato o che proponga una cucina di livello medio alto.  i ristoranti ma anche i bar e i locali notturni sopravvivono a stento in una città VUOTA.

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