Teateservizi, dipendente si sente male dopo essere stata aggredita verbalmente dal direttore

Momenti concitati negli uffici dell'azienda partecipata del Comune ieri. La donna è stata accompagnata al pronto soccorso. La Cisl: "Pronti a denunciare"

Giornata di lavoro "movimentata" ieri negli uffici di Teateservizi a Chieti scalo, in piazza Carafa. Sono circa le 12 quando i dipendenti e una ventina di utenti in coda, si trovano di fronte a una scena surreale. L’antefatto: un dipendente si rivolge a una collega per comunicarle che nella mattinata dovrà svolgere una mansione diversa da quella consueta, su richiesta del direttore. La dipendente risponde al collega di non avere problemi nel portare avanti quanto richiesto a patto che, a comunicarglielo, sia direttamente il suo superiore. A questo punto entra in scena il direttore Antonio Barbone che, secondo quanto riferito, sarebbe entrato nella stanza della dipendente urlando e inveendo contro di lei. La donna poco dopo scoppia a piangere e accusa un malore. I colleghi contattano il marito della signora che si precipita per accompagnarla al pronto soccorso.

"La signora è stata letteralmente aggredita dal direttore – questo il commento del segretario regionale Cisl, Vincenzo Traniello - oltre alla violenza verbale ha preso la documentazione sulla scrivania della signora, l’ha accartocciata e buttata via davanti ad altri dipendenti e, fatto ancor più grave, di fronte all’utenza. Questi episodi - sottolinea - deteriorano l’immagine di un’azienda che riscuote tributi per la città di Chieti". La dipendente è stata visitata in ospedale ed è stata dimessa nel pomeriggio: due i giorni di riposo prescritti.

"Il direttore ha la responsabilità della struttura, ma non può in nessun caso rivolgersi così ad un proprio dipendente. Sono altri i tipi di richiami previsti dalla legge – spiega Traniello - se un lavoratore sbaglia non lo si può assalire verbalmente a tal punto da farlo sentire male".

Il fatto è avvenuto durante l’orario di lavoro, per questo motivo ora la dipendente si recherà anche all’Inail. "Dobbiamo tutelare i lavoratori e stigmatizzare questi comportamenti – conclude Traniello - : se ci saranno gli estremi denunceremo il fatto non solo al socio di riferimento (il Comune ndr) ma anche all’autorità giudiziaria".

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