22 anni dalla Tangentopoli teatina, solo un manifesto la ricorda

Il 3 febbraio 1993 le manette decapitarono la giunta Dc Buracchio, nella notte di San Valentino toccò anche al sindaco più giovane d'Italia, portato in carcere con una controfigura. Ma 22 anni dopo solo Chieti nuova 3 febbraio, nata dopo quei fatti, commemora l'anniversario

Il manifesto di Chieti nuova 3 febbraio

Era il 2 febbraio 1993, il giorno in cui la storia della città di Chieti cambiò il suo corso, almeno per un periodo. Le manette eccellenti riempirono le cronache dei giornali locali e i servizi delle televisioni nazionali. La giunta Dc del sindaco Andrea Buracchio, il primo cittadino più giovane d’Italia, fu decapitata dall’arresto di 5 assessori e diversi tecnici comunali. Poi, nella notte di San Valentino, toccò anche al sindaco, atteso davanti alle porte del carcere di Madonna del Freddo, dicono le cronache dell’epoca, con bottiglie di spumante e cittadini in festa. La pressione era tanta che polizia e carabinieri inscenarono un finto arresto: fecero entrare nel carcere assediato da cittadini, fotografi e giornalisti, un "sosia" di Buracchio, che aveva la stessa statura e fisicità. Il sindaco, invece, era arrivato in tarda serata, quando il piazzale di Madonna del Freddo si era svuotato.

22 anni fa iniziò la Tangentopoli teatina, arrivata a distanza di un anno da quella, più nota, milanese, ma non per questo meno pesante. L’indagine partì dalle confessioni di un imprenditore teatino, Nicola Serano, che raccontò le mazzette dietro all’appalto della scuola elementare di Selvaiezzi, in contrada San Martino, iniziata nel 1984 e oggi perfettamente funzionante. Quella rivelazione scoprì un sistema basato su raccomandazioni, voto di scambio, commistione fra appalti e politica anche per altri lavori eccellenti che hanno disegnato il volto della città.

I teatini reagirono con indignazione, fra scritte sui muri che inneggiavano al lavoro della procura, e la diretta di una trasmissione televisiva, Il rosso e il nero, condotta da un giovane Michele Santoro, in un’affollatissima e indignata piazza G.B. Vico. I filmati dell'epoca mostrano volti noti di oggi, ma, a 22 anni da quei fatti, la città non ha ricordato il triste anniversario.

Unica eccezione, il manifesto affisso, come ogni anno, dall’associazione Chieti nuova 3 febbraio, nata proprio all’indomani degli arresti che decapitarono la giunta Buracchio. Fu un movimento di dissenso spontanea che si radunò intorno a Maria Rosaria Grazioso, Giorgio Bellelli, Francesco Iengo, Tiziano Bellelli e Giuseppe Di Luzio per “ricostruire le ragioni ed i modi di vivere insieme, riappropriandosi del patrimonio di storia e di memoria, di identità e di appartenenza, di senso della responsabilità e di regole da rispettare”.

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22 anni dopo, Chieti nuova 3 febbraio non ha dimenticato la Tangentopoli teatina. E la ricorda con un manifesto che cita Piero Calamandrei, nel chiedere una “classe dirigente degna ‘Intellettualmente, Moralmente, Tecnicamente’.

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