ll sindaco di Casacanditella torna libero: revocati gli arresti domiciliari a Giuseppe D'Angelo

Torna libero ma scatta l'interdizione dalla carica di sindaco. Era accusato di aver percepito circa 10 mila euro di tangenti. Lo sfogo in una lettera: "Mi vogliono fuori"

Il sindaco di Casacanditella Giuseppe D’Angelo torna libero dopo 23 giorni di detenzione domiciliare. Il tribunale del Riesame dell'Aquila ha revocato la misura cautelare degli arresti domiciliari ma ha interdetto lo stesso dalla carica di sindaco e da altre funzioni pubbliche per un anno.

A fine settembre D’Angelo era stato arrestato con l’accusa di corruzione nell’ambito dell’operazione “Master list” della procura di Avezzano assieme ad altre sette persone tra amministratori locali, pubblici funzionari e imprenditori abruzzesi. Unidci in totale gli indagati.

Appalti truccati in tutto l'Abruzzo: in manette il sindaco di Casacanditella

Il Comune di Casacanditella era rimasto coinvolto per delle aste pubbliche bandite dall’Unione dei Comuni delle Colline teatine, di cui il Comune è capofila: nello specifico sarebbero stati riscontrati presunti illeciti nei lavori di riassetto territoriale in località Colle grande a San Martino sulla Marrucina. 

In una lettera aperta Giuseppe D’Angelo racconta gli ultimi giorni vissuti ai domiciliari e rigetta le accuse: 

    “In questi 23 giorni ho perso mia moglie dopo una lunga malattia, ho perso o meglio è stata limitata la mia libertà senza un vero e reale motivo. Qualcuno già mi vedeva “a sfogliare i tramonti in prigione”, come il protagonista di una canzone di De Andrè.

Torno libero ma mi è stata applicata la misura dell'interdizione per un anno dallo svolgimento di qualsiasi pubblica funzione o servizio, il che mi precluderebbe l'esercizio della carica di Sindaco. Dico mi precluderebbe in quanto l'art. 289 cpp vieta l'applicazione della predetta misura “agli uffici elettivi ricoperti per diretta investitura popolare”, quale appunto quello di primo cittadino. Si chiama divisione dei poteri, per cui il potere giudiziario non può vietare l'esercizio del potere esecutivo a chi è stato democraticamente eletto dal popolo. Tale fondamentale principio dello Stato di diritto risale al 1600, a Montesquieu ed è rimasto immutato nel corso dei secoli. Evidentemente qualcuno lo ha dimenticato o, peggio ancora, finge di dimenticarlo.

La Procura della Repubblica di Avezzano mirava e mira alle mie dimissioni.In sede di interrogatorio, allorché i miei legali facevano notare al gip che la Procura avrebbe fatto meglio ad interrogarmi prima di richiedere gli arresti domiciliari, mancava poco che il pm . abbandonasse l'aula; ha asserito che era offeso che qualcuno avesse fatto osservazioni sul suo operato in pubblico, che i miei legali erano riusciti a metterlo di traverso fino al giorno della morte, che non vi era un obbligo giuridico di disporre l'interrogatorio ma che vi erano dei doveri morali e deontologici per gli avvocati di fare una buona difesa per i propri assistiti.

Intanto sono stato recluso con l'infamante accusa di aver percepito circa 10.000 euro di tangenti, accusa da subito sgretolatasi avendo dimostrato che il danaro non l'ho né percepito né mai è transitato per le mie mani: era stato direttamente consegnato a diversi Comitati di Casancanditella per opere in favore della collettività o per il tendone per la serata di beneficenza per la piccola Noemi.

Le accuse addebitatemi erano e restano illazioni, i veri fatti sono stati ampiamente dimostrati con prove reali dai miei legali, avvocati Antonio Luciani e Marco De Merolis, che pubblicamente ringrazio per il lavoro meticoloso che hanno svolto e per aver dimostrato da quale parte stia la verità.
Ora resta la “edificante immagine” che ho ereditato dalla vicenda; sono stato 23 giorni ai domiciliari perché avrei potuto reiterare il reato e aumentare la mia popolarità. Ad accrescere la mia popolarità sono stati invece i giornalisti o meglio i “giornalai”, che mi hanno sbattuto per 5 giorni sulla prima pagina dei giornali descrivendomi come il “deus ex machina” che gestiva e pilotava gli appalti”.
 

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