Goletta verde: mare abruzzese inquinato, colpa della mancata depurazione

Dopo qualche giorno in Abruzzo, la nave di Legambiente ha analizzato la qualità dei nostri mari: è emerso che in provincia di Chieti ci sono tratti fortemente inquinati

Dei tre punti presi in analisi sulle coste chietine, tutti sono inquinati, due addirittura fortemente inquinati. Questi i risultati che Goletta verde, la barca di Legambiente che gira l'Italia per verificare la qualità del mare, ha emesso in base ai prelievi effettuati il 25 e il 26 luglio scorsi. I risultati sono stati presentati questa mattina (giovedì 4 agosto) in conferenza stampa. In particolare, risulta inquinata la spiaggia in corrispondenza del Fosso del Diavolo, a Torino di Sangro, in località Dragoni; significa che, nei campioni, c'era la presenza di enterococchi intestinali maggiori di 200 Ufc/100ml e/o escherichia coli maggiori di 500 Ufc/100 ml. Va peggio alla foce di Fosso San Giovanni, in località La Penna a Fossacesia e alla foce del fiume Moro, in località Acquabella-San Donato a Ortona: entrambe risultano fortemente inquinate: in questo caso i valori di enterococchi intestinali superano i 400, l'escherichia coli sorpassa i 1.000.

A penalizzare le coste abruzzesi è l'irrisolto problema della mancata depurazione: su nove punti monitorati da Goletta Verde ben sette presentavano cariche batteriche elevate. Nel mirino ci sono sempre fossi e foci di fiumi che continuano a riversare in mare scarichi non adeguatamente depurati ed è per questo che l'associazione ambientalista chiede che Regione e Comuni si attivino per vigilare sui 170 milioni di euro investiti per l’adeguamento e il completamento degli impianti, affinché già dal prossimo anno si arrivi a risultati concreti e duraturi. 

Le criticità rispetto al sistema depurativo regionale si ritrovano anche nel quadro delineato dall’ultima procedura d’infrazione aperta dall’Unione Europea nei confronti dell’Italia che comprende anche 26 agglomerati urbani abruzzesi (che si aggiungono ai due già condannati in passato). Condanne e procedure che, stando alle stime dell’unità di missione del Governo Italia Sicura costerebbero all’Abruzzo, a partire già da quest’anno e fino al completamento degli interventi di adeguamento richiesti, 8 milioni di euro. 

“Per risolvere queste criticità sono stati già affidati interventi per circa 170 milioni di euro - sottolinea Giuseppe Di Marco, presidente di Legambiente Abruzzp - La Regioni e le amministrazioni comunali ora hanno il compito di monitorare questi investimenti e i relativi appalti, affinché già dal prossimo anno i risultati siano sotto gli occhi di tutti. Occorre però far partire su tutto il territorio regionale un’azione di tutela e riqualificazione dei corsi d’acqua, che deve devono coinvolgere, fin dalle prime fasi di stesura, i diversi attori (pubblici e privati, istituzioni, associazioni, cittadini, tecnici ed esperti del settore) con l’obiettivo di ridurre i prelievi e i carichi inquinanti. Serve per questo una legge certamente diversa da quella proposta dalla Regione e ferma in commissione. In questa direzione devono andare anche i Contratti di Fiume e cogliamo l'occasione per ribadire la richiesta dell'istituzione di un tavolo di coordinamento regionale  che la nostra associazione chiede da tempo”.

A conferma di una situazione da tenere sotto controllo ci sono anche i dati del dossier Mare Monstrum di Legambiente che dimostrano quanto sia critica la situazione del “mare illegale” anche in questa regione. I reati ai danni del mare che le forze dell’ordine e le Capitanerie di porto hanno intercettato in Abruzzo nel corso del 2015 sono stati 611 (in crescita del doppio rispetto ai 301 dello scorso anno) con 599 persone arrestate e denunciate e 161 sequestri: in pratica 4,9 reati per ogni chilometro di costa. A fare la parte del leone sono proprio le infrazioni relative alla cattiva depurazione e agli scarichi selvaggi che sono state 266 (con 262 persone denunciate e 98 sequestri). A seguire i reati relativi alla pesca di frodo dove le forze dell’ordine hanno scoperto 158 infrazioni (con 123 persone denunciate e arrestate e 41 sequestri) e quelli legati al ciclo del cemento, con 156 infrazioni accertate, 183 persone denunciate e 21 sequestri. Infine, i reati relativi alla navigazione fuorilegge: 31 i reati contestati, con altrettante persone denunciate.

È necessario rafforzare il sistema dei controlli, non solo lungo la costa ma anche su fiumi, fossi e scarichi nell’entroterra, per individuare scarichi illegali non depurati o impianti mal funzionanti, che continuano a immettere in mare carichi inquinanti non più tollerabili – dichiara Katiuscia Eroe, portavoce di Goletta Verde -. I dati del dossier Mare Monstrum dimostrano l’importante lavoro svolto nell’ultimo anno da investigatori e inquirenti che dal maggio dello scorso anno hanno a disposizione un nuovo strumento, la legge 68/205 che inserisce i reati ambientali nel codice penale. Tra i delitti previsti nella riforma ci sono i reati di inquinamento e disastro ambientale, norme utilizzate ora per colpire anche gli illeciti connessi con il settore depurativo.  Un passo avanti fondamentale per scovare e punire finalmente chi continua a devastare i nostri mari. Non si tratta solo di difendere l’ambiente, il problema depurativo è una criticità che probabilmente è alla base del decremento delle presenze turistiche registrato in questa e altre regioni italiane e che rischia quindi di compromettere irrimediabilmente una delle maggiori risorse di questo territorio e l’economia ad esso collegata”.

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