Cucine Asl, stipendi più bassi e contratti a termine: la protesta dei lavoratori

In una lettera alla direzione dell'azienda sanitaria ripercorrono l'odissea degli ultimi 2 anni, da un contratto a tempo indeterminato fino all'assunzione in una cooperativa per un anno, con una decurtazione della paga di 300 euro e il licenziamento di 12 colleghi

Sul piede di guerra i lavoratori di mensa e cucina della Asl Lanciano-Vasto-Chieti, che lamentano di esser stati costretti a passare da un contratto sicuro, a tempo indeterminato, ad una condizione di precarietà, in seno a una cooperativa, con una decurtazione di 300 euro dalla busta paga, solo 12 mesi sicuri di lavoro e inquadramenti poco chiari. 

La denuncia arriva da una lettera indirizzata alla direzione dell’azienda sanitaria locale e firmata “I lavoratori della mensa, cucina, addetti cucina”, che non usano mezzi termini per raccontare una situazione ritenuta “disastrosa e indecorosa, per lavoratori che si ritrovano a lavorare con stipendi ridotti”. Ieri (martedì 15 settembre) i lavoratori hanno ottenuto un incontro con i dirigenti della Asl che, dicono, “non sono stati in grado di dare spiegazioni valide a quanto accaduto”.

“Spettabile direzione - attacca la lettera - con questa lettera vogliamo rappresentarvi il nostro attaccamento al lavoro e nel contempo il nostro grande disagio dovuto alla precarietà di questi anni”. Un’odissea iniziata due anni fa, a luglio, con il passaggio da Camst, azienda di ristorazione, a Obiettivo Lavoro, agenzia che si occupa di sanità e assistenza sociale. Il che si è tradotto nella trasformazione di contratti indeterminati a tipologie a tempo determinato. 

Dopodiché, a ottobre 2014, “per via di esigenze non specificate”, lamentano i lavoratori, la Asl ha comunicato 12 licenziamenti, che sono stati evitati solo con un notevole abbassamento delle ore di servizio. Un sacrificio inutile, visto che appena due mesi dopo quei 12 tagli sono andati a buon fine. Un fatto che ha inciso “negativamente sulla qualità e sull’intensità del nostro operato quotidiano, poiché i carichi di lavoro non sono diminuiti”, si spiega nella lettera. 

A dicembre nell’anno scorso viene prospettata una nuova gara, con la garanzia di riconfermare tutto il personale e “che tutti i sacrifici sopportati erano serviti a preservare uno stipendio più dignitoso”. A febbraio 2015 si insedia Obiettivo Lavoro, che stabilizza i contratti assumendo a tempo indeterminato, secondo i giusti inquadramenti retributivi. 

Ma la pace finisce un mese fa, “con una scelta per noi incomprensibile - denunciano i lavoratori - una gara ponte, per essere riportati nuovamente in seno a una cooperativa costretti a licenziarci da un contratto a tempo indeterminato, riacquisendo un contratto a durata di un anno con una perdita di retribuzione di circa 300 euro, inquadramenti illegittimi e non corrispondenti alle nostre mansioni”. 

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I lavoratori si rivolgono alla dirigenza Asl per chiedere certezze su “un futuro molto incerto, come il nostro presente” e chiedono un intervento per non “pagare sbagli non nostri”.

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