Terzo Premio Agenda Rossa: la legalità passa anche da Chieti

Una platea folta di studenti e cittadini ieri alla premiazione dell'edizione 2012. Tra i ricordi di chi ha conosciuto Paolo Borsellino e l'impegno di chi combatte ogni giorno per sentire 'quel fresco profumo di libertà'

Giovanni Conzo e Pippo Giordano ricevono il Premio

“Palermo non mi piaceva, per questo ho imparato ad amarla”. Così parlava Paolo Borsellino, il magistrato ucciso il 19 luglio 1992 con gli agenti della sua scorta, a Palermo. Per il suo impegno contro la criminalità organizzata e per le informazioni scomode che si apprestava a rivelare sulla trattativa tra Stato e mafia è stato assassinato. Per non far morire anche le sue idee tre anni fa, a Chieti, è nato il premio nazionale Agenda rossa, a cura dell’associazione Chieti Resiste.

Ieri la cerimonia di premiazione dell’edizione 2012, al Supercinema, ha riempito le poltrone di studenti delle scuole della provincia. Sono stati proprio i loro rappresentanti alla consulta, insieme ai membri di Chieti Resiste, a scegliere chi, nella sua attività sociale e lavorativa, si fa quotidianamente promotore della cultura della legalità, salvaguardando i diritti sanciti della Costituzione e incarnando i valori di etica e di pulizia morale che caratterizzavano Paolo Borsellino.

Ma la giornata di ieri, più che una semplice premiazione, è stata un modo per ricordare. Non solo il magistrato palermitano e il collega Giovanni Falcone, assassinato solo due mesi, ma anche tutti i giudici e i servitori dello Stato caduti nella guerra perenne tra la legalità e le mafie. Per onorare tutti coloro che vivono in terre inquinate dall’illegalità, ma scelgono di non piegare la testa di fronte alle provocazioni e alle minacce e di lavorare onestamente per scardinare un certo sistema. “Riappropriamoci della nostra coscienza”, ha esortato Federico Morena, rappresentante alla consulta del liceo classico di Lanciano. E gli ospiti che hanno dato la loro testimonianza nella mattina di ieri hanno senza dubbio toccato i liceali in platea, che non si sono risparmiati con le domande nel dibattito dopo la premiazione.

A cominciare dalla testimonianza di Salvatore Borsellino, fratello del magistrato scomparso, che gira l’Italia per chiedere la verità sull’attentato di via D’Amelio e sulla scomparsa di quell’agenda rossa piena di appunti, sparita nel caos immediatamente successivo allo scoppio di quel 19 luglio 1992. Ai liceali teatini Salvatore Borsellino racconta di tre ragazzi, i figli di Paolo, “che hanno scelto di non apparire in pubblico perché hanno già sofferto troppo. Ma Lucia, Manfredi e Fiammetta – dice - hanno dentro tutta la forza del padre”. E non risparmia nessun particolare di quell’orribile pomeriggio d’estate, quando subito dopo l’esplosione dell’autobomba Lucia Borsellino si precipitò in via D’Amelio, incurante del caos e dei corpi straziati del padre e dei cinque agenti della scorta. “Con un fazzolettino ha cominciato a pulire il viso di suo padre - racconta Salvatore - e sotto i baffi aveva un sorriso: lui sapeva che a Palermo era arrivato l’esplosivo destinato a lui, sapeva di dover morire”. E non omette di citare neanche la lettera che Paolo Borsellino scrisse all’alba del 19 luglio 1992, in cui si professava “ottimista”, nonostante la consapevolezza di essere bersaglio della mafia, perché sapeva che molti altri avrebbero combattuto per la verità e la giustizia.
Non sbagliava: ieri a Chieti sono stati consegnati sette premi a persone che ogni giorno con le loro azioni ripercorrono l’impegno del giudice palermitano.

Premio agenda rossa alle associazioni: associazione Resistenza di Scampia (Napoli), che si occupa di recupero scolastico, in modo particolare dei figli di coloro che lavorano per l’indotto della camorra. Ciro Corona ritira il premio e dice: “Scampia non è solo terra di Gomorra: spesso sono i pregiudizi che non permettono di sentire il fresco profumo di libertà di cui parlava Paolo Borsellino”.

Premio “giovane agenda rossa”: Giuseppe Martera, di Taranto. Ha 14 anni ed è affetto da una malformazione congenita, ma si è ribellato ai bulli della classe che lo avevano preso di mira per “riprenderlo e metterlo su You Tube”. È andato a raccontare al giornale locale quell’episodio orribile e da allora ha iniziato quello che definisce “il giro d’Italia a favore della giustizia”. Da grande vuole fare il magistrato e ai coetanei che lo chiamavano “infame” per questa scelta ha risposto che vuole “cercare la verità”.

Premio agenda rossa all’imprenditoria: Valeria Grasso, di Palermo. I clan mafiosi le chiedevano il pizzo perché aveva aperto una palestra in un quartiere dominato da loro. Non si è piegata, ha denunciato, e continua a subire intimidazioni, ma non si arrende “per i miei tre figli”.

Premio agenda rossa all’informazione: a Marilena Natale, cronista giudiziaria della Gazzetta di Caserta. Minacciata da un camorrista solo perché avrebbe scritto un articolo sull’arresto del boss Nicola Panaro, latitante da sette anni, ha denunciato le intimidazioni. Il responsabile è stato condannato a 3 anni e 4 mesi, la prima pena per minacce ad un giornalista. E lei sorridente invita a ribellarsi perché “questo non è lo Stato, lo Stato siamo noi”.

Premio agenda rossa alla musica: Afterhours, gruppo rock milanese capitanato da Manuel Agnelli. Da più di venti anni la loro musica racconta il disorientamento e la perdita di punti di riferimento della società “Quel poco che possiamo fare – dice Agnelli nel ricevere il premio – abbiamo il dovere di farlo”.

Premio agenda rossa alla politica: Elisabetta Tripodi, sindaco di Rosarno (Reggio Calabria), il primo comune a costituirsi parte civile in un processo per mafia. Dice “faccio il sindaco per caso, ma ho sentito il dovere civile di schierarmi”.

Premio agenda rossa d’oro: Giovanni Conzo della Dda (Direzione distrettuale antimafia) di Napoli e Pippo Giordano, ex ispettore della Dia (Direzione investigativa antimafia) di Palermo. Alla platea di Chieti raccontano le loro indagini e dicono: “I casalesi sono la quarta organizzazione criminale degli Stati Uniti. Sappiate che se non si eliminano queste sacche di criminalità dal sud, prima o poi arriveranno anche in territori tranquilli come questo”.
 

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