Sanità: Maristella rischia la chiusura assieme alle altre strutture del Gruppo Angelini

L'Istituto di riabilitazione privato Maristella rischia la chiusura dopo oltre diciotto mesi di esercizio provvisorio. Il 13 aprile il Consiglio di Stato deciderà le sorti del Centro. Il tutto tra l'indifferenza delle istituzioni

l'avvocato Giuseppina Ivone

E’ ancora incerto il futuro del Maristella, il centro di riabilitazione in estensiva un tempo parte della Gruppo Villa Pini. Oggi con la Clinica omonima ne condivide solo i confini, ma forse basterebbe tornare a operare insieme come un tempo per ridare un po’ di decoro e di speranza ai suoi 40 lavoratori e ai loro 35 disabili psico-fisici in cura. Certo è che, dopo la sentenza del Tar, anche le altre strutture del gruppo Angelini rischiano di fare una brutta fine e con loro, trascinati nel baratro, finirebbero inevitabilmente circa 1500 lavoratori delle varie strutture.

Il 13 aprile è fissata l’udienza nella quale il Consiglio di Stato, che ha impugnato la sentenza del Tar positiva sui ricorsi presentati dall’Aiop per l’annullamento della delibera con il quale il Commissario ad Acta per il Piano di Rientro della Sanità aveva riaccreditato tutte le strutture fallite del gruppo Angelini, compreso il Maristella. In quella data si saprà dunque se verranno tolti o meno gli accreditamenti da parte delle strutture sanitarie. Nel primo caso nessuno vorrà comprare più il Centro di riabilitazione, i cui esiti di vendita, da quando è iniziato l’esercizio provvisorio, sono sempre stati infruttuosi. Un po’ ha contribuito la stampa, agli inizi, quando parlava di “non vendibilità della struttura per mancanza delle autorizzazioni richieste”, poi la prima gara d’acquisto annullata, l’offerta della molisana Neuromed, in seconda asta, poi ritirata senza motivazioni plausibili, le contraddizioni operative delineate dalla Commissione ispettiva dell’Asl che riconosceva l’assistenza da riabilitazione, con le rette da RA. Le visite ispettive, i Nas e, infine, a dicembre 2011, due nuove aste sospese e l’arrivo della sentenza del Tar. Questa difficile situazione ha determinato una grave incertezza sul futuro dell’azienda.

In attesa di verificare la decisione del Consiglio di Stato il giudice delegato Ceccarini e il Curatore fallimentare, l’avvocato Giuseppina Ivone, hanno deciso di continuare l’esercizio provvisorio per altri due mesi, su approvazione all’unanimità del Comitato dei Creditori, per difendere i quaranta posti di lavoro e tutelare gli assistiti. Solo loro e non le istituzioni o la politica sono stati accanto ai dipendenti del Maristella.
Se il Consiglio di Stato dovesse confermare il giudizio del Tar, segnerebbe un altro dramma di lavoro per loro e per tutti gli altri.

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Lo scenario è complesso e si aggiunge a un altro aspetto assai difficile: sono anni che si parla di pazienti inappropriati, ma a causa di mancanza di strutture  dove sistemarli in Abruzzo, questi rimangono a carico del Maristella in attesa che qualche blitz improvviso li trasferisca in strutture inadeguate o in ambiente familiare dove i parenti però non sarebbero in grado di curarli.
 

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