Incidenti in montagna, l'esperto: "Perchè non far pagare al cittadino il costo del salvataggio?"

Paolo De Luca è un maestro di sci abruzzese e soccorritore alpino. "Molte tragedie - spiega - si potrebbero evitare se gli escursionisti e gli alpinisti facessero più attenzione alle indispensabili norme di sicurezza"

De Luca sul Gran Sasso d'Italia

Perché non far pagare al cittadino in emergenza il costo del salvataggio?  Perché non creare un deterrente di carattere economico per scoraggiare  le imprudenze con l'intento di salvare giovani vite umane? Il tema è quello degli incidenti in montagna, sempre più frequenti perché  è  aumentato  il  numero  di coloro  che  desiderano  praticare  escursioni  e  arrampicate  sia  in  inverno  che in  estate,  affascinati   dalle  alte   quote e  dai  paesaggi  spettacolari. A parlarne è Paolo De Luca, maestro di sci di Pietracamela (Te), accompagnatore di media montagna e soccorritore alpino del CNSAS per oltre dieci anni.

De Luca sottolinea come, nella maggior parte dei casi, gli incidenti sono da ricondurre a  superficialità  e scarsa  preparazione. “Molte  tragedie – afferma -   si potrebbero  evitare  se  gli  escursionisti  e gli  alpinisti  facessero  più  attenzione  alle  indispensabili  norme di  sicurezza; l’esperienza, invece, ha dimostrato  che spesso la  difficoltà  deriva da una sopravvalutazione delle proprie capacità e da una scarsa valutazione del percorso che si vuole intraprendere e  dei  relativi  rischi”.

Quali  sono le  precauzioni  da  adottare per  evitare  incidenti  in  montagna?

Preliminare a qualsiasi attività in montagna, è la consultazione dei  bollettini meteo, tenendo tra l’altro presente che  in  montagna  le  condizioni  del  tempo  possono  cambiare  in  pochi  minuti,  come  ad  esempio  accade  sul  Gran  Sasso  d’Italia,  data  la  sua  particolare  vicinanza  ai  due  mari.  Fondamentale  poi è  scegliere  l’itinerario  in  base  alla  propria  preparazione  fisica  e  tecnica, con abbigliamento  ed  equipaggiamento  adeguati  alla  difficoltà  e alla  durata  dell’escursione.  Nello  zaino  non  deve  mai  mancare  l’occorrente  per le  situazioni  di  emergenza:  telo  termico,  lampada  frontale,  kit  di  primo  soccorso,  telefonino  cellulare - Gps ,  pala,  sonda,  Artva  (apparecchio  di  ricerca  dei  travolti  in  valanga);  utile  per  il  corretto  funzionamento  degli  strumenti  elettronici  è  il  controllo  periodico  delle  batterie  per  verificare  la  carica  residua  e  l’utilizzo  di  tipi  ad alta capacità.  E’ preferibile  non  avventurarsi  da  soli.  

Consigli  a  parte,  da  più  fronti  si  invoca  una legge  in grado di arginare l’impennata  di incidenti  in montagna.   Attualmente, infatti,   non  esiste  una normativa  con   regole  specifiche  per la sicurezza dello  sciatore-alpinista,  dell’alpinista, dell’escursionista  e  più  precisamente  per  gli  sport  di  avventura.   “A  mio  avviso - dice il maestro di sci -  si  potrebbe  modificare la  Legge  363/2003 sulle  norme  di  sicurezza  e  di  prevenzione  infortuni  per  lo  sci  di  discesa  e  fondo estendendola  anche  allo  sci alpinismo,  all’escursionismo,  all’alpinismo.  Così  come  nell’attuale  Legge  si stabiliscono   precise  regole  sulle  piste  da  sci,  anche  nel  caso  di  escursioni  e  arrampicate  in  montagna è  necessario  fissare  regole  più  stringenti.   Una  soluzione  potrebbe  essere  quella di   stipulare una  polizza  assicurativa  per  le  attività  sportive:   credo  ci  siano   formule  che  coprono  escursioni  impegnative  e  probabilmente  anche  vie   ferrate  (sicuramente non arrampicate  di  alto  livello).  Nella  maggior  parte  dei  Paesi  europei  è  prevista  un’assicurazione per questo genere di attività: con  circa  20-30 euro  l’anno  si  è  coperti  in  caso  di  infortunio”.
 
Quale  potrebbe  essere  un  valido  deterrente  per  limitare  le  imprudenze  in montagna?

Penso che bisognerebbe far  pagare  per  intero  al  cittadino  le operazioni  di  salvataggio  in  montagna.   Infatti,   le  operazioni  di soccorso  alpino,  oltre  ad  impegnare  mezzi e decine  di  uomini, mettendone a rischio la vita,   in  Italia  sono  un  costo imputato  per  intero  alla  collettività  perché  gestito  dal  Servizio  sanitario  nazionale.  La  persona  soccorsa,  quindi,  non  paga  nulla.  Per  riflettere,   basti  pensare  che  un  minuto  di  volo  di  un elicottero  medicalizzato  può  arrivare  a  costare  anche  200 euro;  cifre inferiori,  ma  di  tutto  rispetto,  per  le  operazioni  di  soccorso  con  elicottero  non  medicalizzato  o  a  piedi.  In  Austria  ed in   Slovenia,   che  dal  confine  Italiano  distano  pochi  chilometri  in  linea  d’aria,  il  costo  del  soccorso  è  a  totale  carico del  cittadino  in  emergenza.   In questo modo si cerca di responsabilizzare coloro che decidono di avventurarsi in montagna senza una preliminare valutazione del percorso e delle proprie capacità.  

Il  paragone  con  altri  tipi  di  soccorso  (incidenti  stradali ecc.) non  regge;  tempi,  costi  e  difficoltà  di  intervento  sono  sicuramente   inferiori    e  meno  problematici. 

La mia non è una voce isolata: a favore della proposta si sono recentemente schierati diversi esperti del settore come Lara Magoni (ex sciatrice alpina, ex dirigente FISI, Consigliere della Regione Lombardia), Danilo Barbisotti (Presidente CNSAS Lombardia - Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico), Reinhold Messner, Giampiero Di Federico,  Pasquale  Iannetti,  i  vertici del CAI, il Touring Club Italiano. Tutti concordano sul deterrente di tipo economico quale strumento per disincentivare i comportamenti negligenti e sull’importanza di diffondere la  cultura  della  prevenzione  del  rischio.


A  chi  il  compito  certificare  la  sussistenza  dei  requisiti  necessari  a  giustificare  gli  interventi  di  soccorso  alpino?

I reparti  specializzati  del  Corpo  Forestale  dello  Stato,  Carabinieri,  Polizia,  Guardia  di  Finanza,  Vigili  del  Fuoco,  Esercito  (Alpini)  hanno   la preparazione  giuridico - operativa  per  permettere  ai  propri uomini  di  poter  ricostruire  esattamente  qualsiasi  evento   legato   ad   infortuni  ad   alta  quota,  utilizzando   come  parametro  di  riferimento  le  linee  guida del  C.A.I.  sulle  regole  di  comportamento in montagna.  Infatti  ogni  corpo  ha  una  propria  squadra  di  soccorso  alpino  pronta  a  collaborare,  con quella  del  C.N.S.A.S  del  Club  Alpino  Italiano  la  quale,  ai  sensi  di  una  Legge  di  protezione  civile,  ha  il  compito  di  provvedere  alla  vigilanza  e  prevenzione  degli  infortuni  nelle  attività  alpinistiche  escursionistiche  e  speleologiche nonché al soccorso  degli infortunati,  dei pericolanti  e al recupero dei caduti.  

   
In   Italia  ci  sono  regioni  dove  il  soccorso  alpino  si  paga?

In  Trentino  Alto Adige,  Val  d’Aosta  e  Veneto,  regioni   ad  alta  vocazione   montanara,  i  propri  governanti  hanno  deciso  di  porre  fine  alla  gratuità  completa  degli  interventi  di  soccorso  alpino  facendo  pagare al  cittadino  in  emergenza   una  sorta  di  ticket  per  ogni  chiamata  invece  dell’intero  salvataggio.  In Trentino  Alto  Adige ad esempio il  ticket  è di 30  euro  per  il  ferito  grave (in  caso  di  ricovero  ospedaliero  o  in  presenza  di   un referto  medico  che  attesti  la  gravità  dell’emergenza  sanitaria);  110 euro  per  il  ferito  lieve  e  750 per  persona  illesa. Gli  introiti  ovviamente  non  vanno  nelle  tasche  del  Soccorso  Alpino  ma  in  quelle  del  sistema  sanitario  nazionale.      


E   in  Abruzzo?

In Abruzzo, la  Legge  Regionale  n.1  del 10.01.2011  stabilisce che il  soccorso  non  sanitario  è  a pagamento.  Questa   Legge,  non  si  sa  per quale  motivo, ancora non viene applicata.
 

E’  mai  capitato  di  assistere  a  scene  curiose  di  gente  in  difficoltà?

Sì,   quasi  sempre,   una   in  particolar  modo   merita  di  essere  ricordata  perché  mi  ha  fatto  capire  -  una  volta  per   tutte  -   che  le  operazioni  di  soccorso  alpino,   siano  esse  di  carattere  sanitario  e  non,   devono  essere  fatte  pagare  per  intero  al  cittadino  in  emergenza!   In  una  bella  giornata  di  sole,  ero  con  un  mio  amico  medico  sulla  cresta  Ovest  che  dalla  cima  più elevata  del  massiccio  montuoso  del  Gran  Sasso  d’Italia,  la  vetta  occidentale  del  Corno  Grande  (2912 m s.l.m.),  scende  alla  Sella  del   Brecciaio  (2506 m s.l.m.)  quando,   in  un  punto  molto  esposto  e difficile,  abbiamo  incontrato una  coppia.   Lei  in  evidente   difficoltà,   con  una  decadenza  fisica  significativa piangeva  e  per  la  paura  non  voleva più andare  avanti  né  tornare  indietro. Ci  siamo  subito  fermati  per prestare  aiuto  immediato.   Il  signore  che  era  con  Lei  ci  disse:  ” Grazie,   non  abbiamo  bisogno  di nulla;   tra  poco, se  la  mia  compagna  non riprende  a  salire,  chiamerò  l’elicottero per farla venire a prendere e farla portare al  piazzale  dove  abbiamo  l’auto  parcheggiata.   Tanto  è  tutto  gratis… così approfittiamo  per  fare  un  bel  giro  e  vedere  il  Gran  Sasso  dall’alto”.
 

Questo  episodio  dimostra  non  solo  la  scarsa  preparazione  di  qualcuno  che  si  avventura  in  montagna,  ma anche  il  poco  valore  etico  nel  considerare  il  lavoro  del  Soccorso  Alpino  e  la  spesa  che  ricade  comunque  su  tutta  la  comunità.   

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