Francavilla, battaglia per salvare Palazzo Sirena dalla demolizione

Al progetto dell'amministrazione Luciani, che prevede di dare un volto nuovo alla piazza abbattendo la parte più antica dell'edificio, si oppone il comitato Risorgi Sirena, che vuole salvare il più importante simbolo cittadino

L’ultimo attacco, a suon di manifesti 6 per 3, l’ha sferrato il comitato Risorgi Sirena, per dire no alla parziale demolizione di Palazzo Sirena, annunciata lo scorso ottobre dal sindaco di Francavilla al Mare, Antonio Luciani. Nero, giallo e rosso sangue sono i colori dominanti dei manifesti che su tutto il lungomare cittadino gridano “No demolizione”.

Il comitato, che ha già assoldato una squadra di esperti e cittadini, si oppone con forza all’abbattimento parziale di uno dei simboli più importanti di Francavilla. Ma l'obiettivo finale dell’amministrazione è dare un volto nuovo all’intera piazza. Per farlo l’architetto Marcello Borrone, a cui spetta il compito, ha pensato di demolire la parte più antica dell’edificio, caratterizzata dalle mura rosa, e di salvare quella a mattoncini, che ospita la sala congressi.

Sin dalla presentazione di questo progetto di riqualificazione si sono levate le voci di dissenso, riunitesi nel comitato che si è occupato di far stampare e affiggere i manifesti per ribadire una opposizione decisa all’abbattimento di quello che considerano “il cuore della città che non deve smettere di battere”. La discussione è animata anche su Facebook, dove sulla pagina "Salviamo Palazzo Sirena" si riuniscono i difensori di un simbolo architettonico importante.

Palazzo Sirena, progettato da Antonino Liberi, fu inaugurato nel 1888. L’aviazione tedesca lo danneggiò gravemente nel 1943 e una volta finita la guerra fu ricostruito su progetto di Vittorio Ricci e ampliato negli ultimi anni del Ventesimo secolo da Mosè Ricci.

Il sindaco Luciani ha poco gradito la costituzione di un comitato contro il rinnovamento di piazzale Sirena. E lo scorso ottobre ha fornito una sorta di decalogo, dieci buone motivazioni per cui l’edificio dovrebbe essere in parte abbattuto. Le motivazioni tirano in ballo l'assenza delle norme di sicurezza e lo scarso gusto estetico della facciata. Ma il fatto che continuare a mantenere la struttura costerebbe troppo in termini di denaro e di impatto ambientale. In più la parte da abbattere, secondo il sindaco, ha perso da anni la sua funzione e per questo versa in uno stato di degrado che gonfierebbe a dismisura eventuali costi di recupero. Là, secondo il progetto del primo cittadino, sorgerà il teatro, mentre lo l'ufficio del turismo e la biblioteca saranno trasferiti altrove.

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Polemiche e pareri contrari non mancano, come quello dei Democratici di Francavilla, che al decalogo di Luciani hanno replicato con “undici buoni motivi per non intaccare palazzo Sirena”. Quel che manca, per il momento, sono i fondi. Il Comune ha 300 mila di euro di contributi statali, ottenuti a fondo perduto dall’amministrazione precedente per la ristrutturazione. A questi si aggiungono 250 mila euro, precedentemente destinati a lavori di adeguamento in contrada Piattelli, stornati dopo che l’Aca ha deciso di intervenire sulle fogne con i propri fondi.

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