Paura frane a Santa Maria, il sindaco Di Primio: "Non creare inutili allarmismi"

Prevista questa sera un'assemblea pubblica a Largo Santa Maria con i residenti dell’area compresa tra via Silvino Olivieri e il cavalcavia di via Gran Sasso

Questa mattina il sindaco di Chieti, Umberto Di Primio e il geologo Fabio Colantonio, nel corso di una conferenza stampa hanno fornito degli aggiornamenti alla luce delle importanti criticità strutturali che si sono verificate a palazzo Trinchese, il condominio di via Don Minzoni 5, evacuato nel dicembre 2017 e che dovrà essere demolito.

“L’area situata a monte di Silvino Olivieri e il cavalcavia di via Gran Sasso è sottoposta a monitoraggio geofisico quotidiano da parte del Comune. Le scuole presenti nella zona, Asilo Nido di via Arenazze, Scuola Corradi e Istituto Comprensivo Vicentini-Della Porta, non sono interessate da fenomeni franosi. Non bisogna generare allarmismo e dare man forte agli sciacalli che cavalcano il tema, in quanto le indagini tecniche che si stanno effettuando e la cui relazione sarà disponibile a saranno finalizzate alla messa in sicurezza dell’area, consentendo alle famiglie, proprietarie degli immobili della zona, di effettuare le proprie scelte a riguardo".

Sulla situazione degli edifici del quartiere il sindaco specifica:

“La situazione strutturale degli altri palazzi della zona è differente da quella del condominio trinchese. Sugli edifici limitrofi, infatti, non vi è alcuna segnalazione da parte delle autorità, in primis dei Vigili del Fuoco, che segnalino al Comune la presenza di un pericolo. Tra sei mesi, sulla scorta dei monitoraggi, qualora emergessero delle criticità, potremo fare richiesta alla Regione di ridefinizione del Pai e riclassificazione della aree che oggi sono comunque classificate “bianche” ovvero idonee alla costruzione nonché comprendere quali possano essere gli interventi pubblici di mitigazione del fenomeno franoso o intervento preventivo. Nel mentre, con i proprietari del condominio Trinchese che hanno subito notevoli disagi a causa dell’ordinanza di sgombero stiamo trovando delle soluzioni di carattere amministrativo per agevolare la ricostruzione di quell’edificio in altro sito".

Una situazione che preoccupa soprattutto i residenti della zona che in serata si sono dati appuntamento per un’assemblea pubblica a Largo Santa Maria (alle 19) per discutere della situazione di disagio. “Già settanta famiglie – si legge nella nota firmata da un gruppo di residenti - hanno subito un'evacuazione forzata ed altre sono a rischio. Chiediamo la partecipazione di tutti i residenti in modo da far luce su questo problema e cercare insieme soluzioni che riescano a salvaguardare e proteggere tutti quelli che quotidianamente vivono il nostro quartiere”.

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A intervenire sulla questione, infine, è il geologo Fabio Colantonio, incaricato dal Comune lo scorso 29 agosto, per lo studio di vulnerabilità idrogeologica dell'intera zona che spiega i motivi alla base dei problemi del quartiere:

“L’area in questione – spiega - risulta essere interessata da due fenomeni franosi risalenti a decenni addietro e su cui è stata riscontrata una riattivazione repentina in seguito alle forti piogge dell’agosto 2018. Il primo fenomeno, situato a nord della collina di Chieti – via Silvino Olivieri, via don Minzoni, cavalcavia di via Gran Sasso e la porzione a valle di via Arenazze – è di natura antropica, dovuto alla presenza di una antica cava di sabbia riempita da materiale sciolto. Il secondo fenomeno franoso, area ad ovest di via Arenazze con andamento verso nord-ovest, è naturale e quindi disconnesso dal primo".

Il geologo poi spiega l'obiettivo delle indagini in corso:

"Stiamo definendo la geometria della porzione di collina instabile e la cinematica monitorando l’area interessata, compreso il cavalcavia di via Gran Sasso. A tal proposito sono stati istallati dei sistemi ottici sul Cavalcavia, 5 sondaggi geognostici profondi fino a 45 metri ed attrezzati a tubi inclinometrici (tecnica di monitoraggio del versante) nonché eseguito circa un chilometro di tomografie, sia sismiche che elettriche, al fine di ricostruire il cuneo di sabbia nel sottosuolo. La relazione tecnica finale avrà lo scopo di definire l’estensione del fenomeno franoso e la conseguente perimetrazione dell’area da sottoporre all’autorità di bacino”.

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