Di Campli Finore (Ali): "La battaglia per salvare i tribunali non può essere politica"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ChietiToday

Più volte mi sono occupato della vessata questione della chiusura dei tribunali di Lanciano e Vasto, sia come segretario di ALI sia, ultimamente, come candidato al consiglio regionale.

Il tempismo con il quale i vari sindaci di sinistra se ne interessano lascia perplessi: la sensazione forte è che si voglia precostituirsi un alibi per l’errore fatto in precedenza da loro governi-amici, su tutti quello di Monti.

In più, il gesto appare funzionale anche per attaccare il “nuovo” Governo uscito dalle urne il 4 marzo 2018.

Se si lasciasse stare un po’ la “propaganda” e si desse il giusto rilievo al lucido ragionamento, si coglierebbe come l’approccio al problema continua a essere sbagliato. Più volte ho sottolineato la necessità di affrontare la questione da un punto di vista eminentemente legislativo, chiedendo, a gran voce, l’abrogazione della legge che ha, di fatto, riordinato la geografia giudiziaria italiana cancellando diversi tribunali disseminati nel territorio.

Questa è l’unica strada percorribile. I vari convegni, sit-in, fiaccolate rappresentano solo un modo per i politici territoriali di turno per mettersi in mostra. Se questi occupassero lo stesso tempo che dedicano a queste inutili manifestazioni a sedersi davanti al ministro di Grazia e Giustizia, sollecitandolo a compiere una “revisione” della norma, investendo, poi, il Parlamento per l’approvazione, saremmo tutti più tranquilli.

In questa stessa ottica, appare inopportuna la decisione del presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Lanciano di “solidarizzare” con il sindaco di Lanciano in questa battaglia.

Intendiamoci: nulla contro le iniziative di “lotta” degli ordini professionali per una decisione ingiusta del Parlamento, ma ci si domanda che bisogno c’era di solidarizzare con il proprio sindaco, tanto più che l’intervento di Pupillo è avvenuto ben una settimana dopo del suo collega vastese? Inoltre, il sindaco di Vasto, esprimeva una vicinanza (questa sì, giusta!) ad un’azione della consigliera comunale di minoranza avv. Pennetta.

L’inopportunità che si rileva, perciò, è sia nei tempi (tardi) che nei modi (campo politico). Perché non scegliere il canale istituzionale della Giustizia? Perché non concepire un’azione unitaria con gli altri colleghi abruzzesi (ricordo che nelle stesse condizioni versano i Tribunali di Sulmona ed Avezzano) e, tramite il COFA, reclamare un incontro con il ministro Bonafede?

Tale lodevole e pregevole battaglia non può connotarsi come una battaglia “politica” perché va al di là di ogni convinzione ideologica: è il territorio e, in particolare, i cittadini che la invocano.

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