2009-2019: dieci anni dalla notte che ha sconvolto il cuore dell'Abruzzo, il ricordo di chi c'era

La scossa delle 3.32 si portò via anche sette giovanissimi della provincia di Chieti, che non sono mai stati dimenticati

Sono passati 10 anni dalla terribile scossa di terremoto che, la notte del 6 aprile 2009, alle 3.32, distrusse il centro storico dell'Aquila e del circondario, provocando danni in tutta la regione Abruzzo e non solo. L'allora capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso, la definì la più grande sciagura del millennio, sebbene non sapesse, allora, che negli anni successivi altri "6 aprile" avrebbero portato, anche in Abruzzo, una scia nerissima di distruzione, dolore e morte, per la furia della natura e l'incuria umana. 

Certo è che quel 6 aprile 2009 fu soprattutto la sciagura dei giovanissimi, perché, fra le 309 vittime, portò via "la meglio gioventù" dell'ateneo aquilano, ragazzi e ragazze arrivati da mezza Italia nel capoluogo abruzzese per studiare. Sette di loro arrivavano dalla provincia di Chieti, ragazze e ragazzi dai 19 ai 27 anni, che quella Domenica delle Palme erano rimasti nella loro seconda città per portare a termine gli impegni universitari prima di tornare a casa per Pasqua. Un senso del dovere che divenne fatale. 

Dopo aver ricordato le ferite che Chieti e la sua provincia si portano dietro ancora 10 anni dopo, pur non paragonabile neanche in minima parte a ciò che subì l'area del cratere, nel giorno del ricordo vogliamo dar voce a chi da quell'inferno è riuscito a uscire. A loro, i protagonisti di quella terribile notte, il compito di raccontare cosa accadde e com'è la vita oggi, a un decennio dai 40 secondi più lunghi della storia d'Abruzzo. 

Abbiamo raccolto le testimonianze di Angelo e Marco, due giovani teatini che quella notte si trovavano all'Aquila perché l'avevano scelta per gli studi. Uno è rimasto nel capolouogo, dove ha messo su famiglia, l'altro ha lasciato la città, ma non ha mai spezzato il legame con il luogo che lo ha ospitato per anni.

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