Quella notte all'Aquila, gli universitari di allora ricordano: “Se chiudo gli occhi rivedo tutto"

Dieci anni fa il centro storico dell’Aquila era “invaso” dagli studenti, anche teatini, che abitavano principalmente in quelle vie. Angelo e Marco erano tra questi ed erano lì la sera del 6 aprile 2009

Non vive più all’Aquila, ma appena può ci torna per andare a trovare i suoi amici. Anche Marco si era trasferito da Chieti per motivi di studio. Oltre a frequentare l'università giocava a calcio: prima nel San Demetrio, poi nel Fossa. Proprio nel piccolo borgo medievale nell’entroterra aquilano Marco, qualche ora prima, stava festeggiando assieme ai suoi compagni di squadra la vittoria del campionato di seconda categoria ottenuta domenica 5 aprile 2009. “Durante i festeggiamenti avvertimmo qualche scossa - dice - ma non eravamo particolarmente allarmati. Quando sono tornato a casa a L’Aquila però ho visto i miei coinquilini ancora svegli e particolarmente agitati. Poco dopo è arrivata quella delle 3,32”.

Marco ricorda quei momenti come se il tempo non fosse mai passato. “Se chiudo gli occhi ricordo tutto di casa nostra. Le facce spaventate di chi stava con me, degli altri inquilini del palazzo. Le espressioni dei loro volti”.

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Dopo il terremoto Marco è andato via, ma il legame con L’Aquila non si è mai spezzato. “Se non fosse accaduto quello che è successo sarei rimasto a viverci senza dubbio. Io e la mia compagna progettavamo di stabilirci li. Il legame con la città e gli amici è rimasto forte e ci torno spesso. A L’Aquila le persone all’inizio possono sembrare un po’ schive ma poi ti danno tutto. Io nel cuore mi sento uno di loro”.

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