Quella notte all'Aquila, gli universitari di allora ricordano: “Se chiudo gli occhi rivedo tutto"

Dieci anni fa il centro storico dell’Aquila era “invaso” dagli studenti, anche teatini, che abitavano principalmente in quelle vie. Angelo e Marco erano tra questi ed erano lì la sera del 6 aprile 2009

Il 6 aprile del 2009 un terribile terremoto ha distrutto la città dell’Aquila e i territori vicini. I numeri della tragedia sono noti: 309 vittime, 1.600 feriti, 65.000 sfollati. Sono tante le storie che si intrecciano in quella notte che, precisamente alle 3.32 ha cambiato la storia di tante persone.

Dieci anni fa il centro storico dell’Aquila era “invaso” dagli studenti che abitavano principalmente in quelle vie e la sera riempivano i locali: studenti del posto, abruzzesi o da fuori regione. Tanti quelli provenienti da Chieti che quella notte si trovavano nel capoluogo regionale.

Tra questi c’è Angelo. Nel 2009 è uno studente di ingegneria, quella notte la ricorda in maniera nitida. “Quando si avvicina il 6 aprile sale una tristezza grande. Quest’anno per via del decennale è ancora tutto più amplificato - spiega - andrò anche alla fiaccolata per la prima volta. Tornano alla mente quegli attimi che nessuno scorderà mai. Io abitavo in centro, una scossa precedente verso le 22 e 30 aveva spaventato molti. Siamo scesi in strada, ma in quel periodo capitava spesso - ricorda Angelo - non mi sentivo particolarmente allarmato ma ricordo di aver lasciato la finestra della camera da letto aperta prima di riaddormentarmi, inconsciamente presagivo qualcosa... Quando è arrivata la scossa forte mi sono ritrovato scaraventato a terra. Abitavo al primo piano e sono saltato da quella finestra ancora scalzo. Insieme agli altri inquilini ci siamo ritrovati in cortile. In giro la polvere formava una nebbia e si sentiva un forte odore di gas. Abbiamo deciso di sostarci in auto e un po’ alla volta  la gravità dell’accaduto si faceva chiara, ma è quando ci siamo trovati di fronte alla casa dello studente che abbiamo capito davvero”.  

Dopo qualche anno però Angelo è tornato a vivere nel capoluogo abruzzese, sua moglie è aquilana, hanno messo su famiglia. “Abbiamo perso degli amici quella notte. Questo forse ci ha tenuti qui - racconta emozionato -  L’Aquila sta tornando a vivere e chi è rimasto ha voglia di una nuova rinascita. Mio figlio qualche giorno fa mi ha detto ‘papà mi piace la montagna, mi piace la neve’… è proprio aquilano!”.

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