Versarono sostanze cancerogene nelle falde acquifere: condannati per disastro ambientale gli ex titolari di una conceria

Una battaglia vinta dal sindaco di Rapino Micucci, che sin da quando era consigliere di minoranza ha lottato contro l'inquinamento causato dalla Sagifur. Ora, però, vuole uno screening della popolazione per monitorare gli effetti sulla salute

Il sindaco di Rapino Micucci

Hanno causato un disastro ambientale dagli esiti devastati, inquinando le acque con materiali cancerogeni, a causa di negligenza e imprudenza. Per questo sono stati condannati a due anni e e due mesi, oltre al pagamento delle spese processuali, gli ex titolari della conceria Sagifur di Rapino, Salvatore Giammario e Antenore Gambacorta. I risarcimenti alle parti civili, fra cui il Comune di Rapino, saranno valutati in un altro procedimento.

Secondo quanto stabilito dal giudice monocratico del tribunale di Chieti Isabella Maria Allieri, durante i cicli di lavorazione hanno immesso nelle acque sotterranee sostanze cancerogene dannosissime per la salute, come dicloropropano, tricloroetilene e di tetracloroetilene, materiali utilizzati proprio per la concia delle pelli, in concentrazioni fino a 2000 volte il limite di rischio.

Spiega il sindaco di Rapino, Rocco Micucci:

Un inquinamento peggiore per concentrazione di quello di Bussi, ma che finora ha avuto poco spazio sui media.

Proprio Micucci, sin da quando era consigliere di maggioranza, ha iniziato la lotta contro l’inquinamento ambientale della Sagifur, cercando di impedire una variante al piano regolatore promossa dal suo predecessore Cocciaglia, che avrebbe permesso di far riaprire l’attività, i cui effetti erano noti già dal 2011. E oggi commenta:

Abbiamo dovuto attendere tanto, abbiamo dovuto lottare molto, per avere giustizia, ma alla fine è arrivata.

Tuttavia, il primo cittadino non nasconde la preoccupazione e l’amarezza per un disastro ambientale che ha già provocato danni gravissimi e i cui effetti sono destinati a vedersi a lungo, a Rapino e nei territori limitrofi:

Siamo stati accusati di creare allarmismo, mentre la gente moriva di cancro a Rapino, più che in altre parti. Ma avevamo purtroppo ragione. Ho continuato la battaglia da sindaco contro chi ha lucrato sulla salute dei miei concittadini e sull’ambiente non arretrando di un millimetro su questo problema, informando la popolazione che non ha più potuto prelevare acqua dai pozzi e spesso sentendomi anche incompreso, ma nella convinzione che dovevo fare di tutto per evitare ogni possibilità che altri si ammalassero di tumore, come il sottoscritto.

Ora chiederò alla Sanità della Regione Abruzzo che tutta la popolazione di Rapino, ma anche dei paesi limitrofi, perché chiaramente l’inquinamento riguardando soprattutto le acque sotterranee si è esteso sicuramente ad altri luoghi, venga sottoposta a uno screening al fine di verificare gli effetti che può aver creato questo disastro ambientale, sulle persone, sugli animali e sulle colture. E finalmente potremo anche chiedere che i colpevoli provvedano alla bonifica delle aree interessate, pagando tutto quanto necessario per mettere in sicurezza i miei concittadini. Inoltre provvederò a far abbattere i capannoni abusivi, forte delle sentenze del Consiglio di Stato che mi hanno dato ragione su tutto.

Il giudice ha riconosciuto senza ombra di dubbio la colpevolezza degli imputati e il pericolo arrecato alla salute pubblica. E ha anche accertato il mancato rispetto delle ordinanze emesse dal sindaco Micucci perché chi aveva inquinato, bonificasse e mettesse in sicurezza le aree interessate.

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