Morì dopo lo scoppio di uno pneumatico, titolare autotrasporti patteggia 18 mesi

Ennio Tacconelli di Chieti morì a Manoppello nel 2018, due settimane dopo l’incidente sul posto di lavoro

Ennio Tacconeli

Una morte che si poteva evitare quella di Ennio Tacconelli, il 62enne di Chieti deceduto nell'ottobre del 2018 per le lesioni riportate in seguito allo scoppio della ruota di un camion che stava gonfiando nell’officina di Manoppello in cui lavorava.

Questa mattina durante l’udienza preliminare in tribunale a Pescara, davanti al gup Antonella Di Carlo, il titolare di un’azienda di autotrasporti, F.D.C., ha patteggiato un anno e mezzo di reclusione con pena sospesa.

Era il pomeriggio dell’8 ottobre 2018 quando Ennio Tacconelli fu investito dallo scoppio di uno pneumatico che stava o aveva appena finito di gonfiare. Fortissimo lo scoppio e molto gravi i traumi riportati dall’uomo, scaraventato a terra.

Immediati i soccorsi dei colleghi e del personale sanitario, con l’uomo che venne prontamente ricoverato in ospedale a Pescara per approfondite analisi, nonostante in un primo momento fosse rimasto cosciente. Da quell’ospedale, però, non è mai più uscito.

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Nei giorni successivi, infatti, i traumi riportati al torace e ai polmoni peggiorarono progressivamente, e con essi anche il dolore dell’uomo, fino al decesso avvenuto dopo diciassette giorni.

Per fare luce su quanto accaduto la famiglia Tacconelli si è affidata al gruppo Giesse di Montesilvano, specializzato in incidenti mortali anche sul lavoro: inequivocabile, secondo i periti e i medici forensi, la correlazione tra l'incidente sul lavoro e il decesso di Tacconelli.

"Gli accertamenti eseguiti dal dipartimento Prevenzione dell’Azienda sanitaria di Pescara hanno evidenziato gravi mancanze in termini di sicurezza sul luogo di lavoro: per consentire di procedere con sicurezza alla manutenzione degli pneumatici dei veicoli in uso ai dipendenti, nell’azienda erano presenti unicamente un compressore a muro ed un tubo per il gonfiaggio, senza la presenza di adeguati strumenti di protezione per l’operatore, come ad esempio una gabbia di sicurezza, per cui Ennio Tacconelli al momento dello scoppio dello pneumatico ne era stato investito in pieno" si legge nella perizia.

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"Ancora una volta un lavoratore perde la vita per la mancanza di sicurezza sul luogo di lavoro – sottolineano Gianni Di Marcoberardino e Mario Ricci di Giesse Montesilvano – Riteniamo inaccettabile trovarci ancora, nel 2020, a discutere di queste tematiche che dovrebbero essere alla base della gestione di qualsiasi azienda. I familiari sperano che quanto accaduto serva per lo meno da monito affinché queste tragedie possano non ripetersi e i datori di lavoro prestino sempre più attenzione alla sicurezza dei propri dipendenti".

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