Mozzagrogna: continua il Far west delle cave in Abruzzo

Legambiente: "Bisogna elaborare un piano cave che stabilisca regole e controlli e puntare sull'innovazione e sulla green economy"

Continua il Far West delle cave in Abruzzo: l’ultimo caso a Mozzagrogna, dove urge la necessità di regolamentare il settore con una seria pianificazione.

In Val di Sangro infatti, attualmente manca una pianificazione che guardi alla riconversione ecologica dell’economia compatibile non solo con una corretta gestione delle acque, ma anche con il diritto a un lavoro pulito e sicuro. Una programmazione più volte auspicata da Legambiente, come spiega Luzio Nelli, della segreteria regionale: “L’assenza di un piano cave in Abruzzo è grave perché, in pratica, si lascia in mano a chi concede l’autorizzazione tutto il potere su dove, come e quanto cavare. Per uscire da questa situazione, accanto a nuove regole, occorre puntare sull’innovazione. L’attività estrattiva può diventare, come negli altri Paesi europei, un settore di punta della green economy, che può fare a meno di cave puntando sul recupero degli inerti provenienti dall’edilizia”.

Così facendo in pochi anni sarebbe possibile raggiungere rilevanti risultati attraverso l’obbligo di utilizzare materiali provenienti dal riciclo degli inerti e