Il grido d'aiuto di una mamma: "Non vedo mia figlia da un anno, aiutatemi a dimostrare che ho cambiato vita"

La donna, di Francavilla al Mare, ha un passato di tossicodipendenza, a causa del quale la piccola è stata dichiarata adottabile. Ma, ora che ne è uscita, cerca di ricostruire un rapporto

Non ha notizie della sua bimba da un anno, perché il tribunale dei minori l'ha prima inserita in una casa famiglia, poi l'ha data in affidamento a un'altra famiglia. E oggi Marta (il nome è di fantasia a tutela della minore, ndc) si trova a combattere contro il peso dei suoi fantasmi e dei suoi errori, ma soprattutto contro il dolore più grande per una madre.

Quella della donna che oggi vive a Francavilla al Mare non è solo la vicenda di una madre che soffre terribilmente e sta cercando in ogni modo di riuscire ad avere contatti con ciò che ha di più caro. È anche la storia di un mostro, quello della tossicodipendenza, che Marta era riuscita a sconfiggere per amore della sua piccola, ma che è tornato a insidiarsi dal suo passato, mandando ancora una volta in rovina ciò che di bello era riuscita a costruirsi. 

Marta sa di aver sbagliato ed è consapevole che diffondere la sua storia può esporla a critiche ferocissime e giudizi, visti i numerosi errori di cui è costellato il suo percorso. Ma lei si dice decisa a raccontarla, perché al momento la sua vita ha un solo obiettivo: dimostrare di essere uscita dalla dipendenza e di essere pronta a non cadere più nei suoi errori, per amore della sua bimba. Oltre alla sua vicenda personale, questa storia dimostra ancora una volta, casomai ce ne fosse bisogno, che l'eroina e ogni tipo di droga distrugguno e rovinano, senza possibilità di resa.

Un anno prima che Marta resti incinta di Silvia (anche in questo caso il nome è di fantasia, ndc), lei e il compagno hanno già deciso di cambiare vita. Abbandonano l'uso di sostanze stupefacenti e iniziano a condurre un'esistenza sana e serena. La piccola nasce in Lombardia, la famiglia se la passa bene ma, dopo poco, si trasferisce in Lazio, dalla famiglia di lui. Quando Silvia ha 5 anni, i genitori iniziano a comprendere di non poter più stare insieme, ma cercano di ricucire il rapporto per altri due anni, finché la separazione è inevitabile. A quel punto, Marta e la bimba si trasferiscono a Francavilla al Mare, in un appartamento vicino alla madre di lei. 

Silvia ha 7 anni, va a scuola, è serena ed educata, finché un paio di mesi dopo accade qualcosa che purtroppo cambierà per sempre la quiete familiare. Marta incontra un conoscente, qualcuno che appartiene al mondo da cui fino ad allora era riuscita a tenersi lontana: "Ci sono ricaduta, come una scema", ammette. "Ero sola, senza lavoro, non conoscevo nessuno. Non cerco giustificazioni, ho iniziato a fare un uso moderato di sostanze, ma ho sbagliato". 

Così decide di rivolgersi al Serd di Chieti, per farsi aiutare a uscire nuovamente da quell'incubo. Viene seguita dai professionisti del Servizio dipendenze patologiche, ma non riesce a restare "pulita": "Ho cercato di smettere - racconta - ma non era facile". E, a quel punto, l'assistente sociale del Serd fa partire come da prassi una segnalazione al tribunale dei minori. A breve, arriva un decreto di allontanamento immediato della piccola Silvia. Marta, all'inizio, cerca di nascondere la bimba per restare con lei, finché l'avvocato che le viene assegnato d'ufficio le consiglia di non rischiare una denuncia per sottrazione di minore. Così, la bimba viene accompagnata in una casa famiglia vicino Chieti e a Marta viene proposto di andare in una comunità di recupero nelle Marche dove, non appena il giudice darà il permesso, la piccola potrà raggiungerla. 

"Ho accettato subito - spiega - dopo due settimane sono andata in comunità e potevo andare a trovarla una volta a settimana". Nel frattempo, la piccola viene spostata in un'altra casa famiglia non distante da Chieti e i rapporti tra le due continuano per 8 mesi. Le operatrici fanno relazioni positive, la bambina è serena ed educata, ma c'è da aspettare per l'autorizzazione del giudice a riunire madre e figlia. 

"Poi - ammette Marta - ho fatto la cavolata più grande della mia vita: ho abbandonato il programma, un giorno ho preso e sono andata via. Avevo intenzione di rientrare subito, ma non l'ho fatto. Ancora oggi non so cosa spiegarmelo". A quel punto, si interrompe la possibilità di incontrare nuovamente la piccola Silvia. E da allora, nonostante Marta abbia intrapreso altri percorsi di cura, le è vietato ogni contatto con sua figlia. 

"Non so più nulla di lei - dice - non so cosa possa aver pensato, cosa le abbiano detto visto che da una settimana all'altra sono sparita dalla sua vita". Nel frattempo, decade la patria potestà per entrambi i genitori e per la piccola viene dichiarato lo stato di adottabilità. 

Marta e il suo avvocato intraprendono una battaglia giudiziaria a colpi di istanze, che vengono puntualmente respinte, sebbene la donna entri in un'altra comunità mostrando concretamente l'impegno di superare la sua dipendenza. Oggi, dice, ne è uscita, è in cerca di un lavoro fisso, è risultata idonea al reddito di cittadinanza e vive con la madre. Sa perfettamente di aver sbagliato e quali limiti possano esserci nel rapporto con la piccola, ma vorrebbe riprendere un rapporto con lei.

"Capisco bene che non posso portarmela a casa - dice - ma quello che chiedo è almeno poter avere incontri protetti, non solo per me ma soprattutto per lei: è giusto che sappia che la sua mamma le vuole bene, la cerca e non l'ha abbandonata. Essendo grandicella si chiederà la mamma dov’è, che fine ha fatto. Sono disposta a fare tutto, monitoraggi continui per vedere che adesso sto bene. È vero che la prima cosa è il suo benessere, ma non accetto che pensi di essere stata abbandonata". 

Oggi, Silvia è in affido temporaneo, ma è stata dichiarata adottabile. Entro qualche mese, potrà diventare legalmente figlia di altri genitori. Ma Marta non si arrende: "Non ho intenzione di fermarmi e sono disposta anche a fare cose eclatanti. So di aver sbagliato e so che quando si parla di tossicodipendenza ci sono molti pregiudizi, che capisco. Ma la bimba stava bene e stava crescendo bene, come mi hanno detto le operatrici della comunità che la ospitava. Chiedo solo di avere una possibilità, sempre dando la priorità al suo benessere". 

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