Tribunale: aula della Corte d’Assise intitolata a Matteotti

A quasi 90 anni dalla sua morte, l'omaggio all'eroe antifascista. Giampiero Riccardo (IDV): "La memoria di Matteotti riscatta Chieti e squalifica il Sindaco Di Primio"

Giacomo Matteotti

L’aula della Corte d’Assise del Tribunale di Chieti è stata intitolata a uno dei grandi eroi dell’antifascismo italiano: Giacomo Matteotti, rapito e assassinato a Roma nel 1924.

Proprio a Chieti si celebrò il principale processo a carico degli esecutori, qui, esiste già una Piazza a lui intitolata. “La notizia dell’intitolazione di un’aula del Palazzo di Giustizia a Matteotti – dice Giampiero Riccardo, Coordinatore Regionale Giovani IDV – è un'occasione di riscatto per la città: in un’epoca in cui sull'altare della crisi vengono sacrificati anche i diritti più elementari, dall'informazione alla tutela del lavoro, la memoria storica acquista un valore inestimabile”.

Riccardo ripercorre la storia dell’antifascista Matteotti, che “durante il Ventennio ebbe il coraggio di promuovere una resistenza non violenta a qualunque forma di autoritarismo, non mancando di sottolineare, oltre alla barbarie repressiva del regime mussoliniano, anche i limiti dell'opposizione comunista. Il prezzo di questa sua intransigenza fu l'essere atrocemente assassinato da una squadriglia fascista, il 10 giugno del 1924”. “A Chieti – prosegue il coordinatore - si celebrò il principale processo a carico degli esecutori. Il dibattimento fu però una autentica farsa. L’esclusione della premeditazione e le attenuanti generiche, assicurarono agli imputati condannati (Dumini, Volpi e Polveromo) sentenze assai blande. La Corte di Assise assolse, invece, gli imputati Viola e Malacria per non aver commesso il fatto. Né in quello di Chieti, né in altri processi, fu mai possibile accertare i reali mandanti dell'omicidio”.

“Oggi - conclude Riccardo - sarebbe bastato possedere un grammo del coraggio dell'uomo libero Matteotti e la consapevolezza della valenza di un simile atto, per essere presenti e permettere alla città di scrollarsi di dosso il suo amaro passato. Il Sindaco Umberto Di Primio non ne è stato capace: assente, smemorato (?), pavido traghettatore controcorrente, inchiodato a cupi retaggi, incompatibili con un luminoso futuro".
 

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