Zavattaro ufficializza le dimissioni: "Gestire questa Asl è diventato difficile"

Il direttore generale della Asl spiega alla stampa perché ha deciso di andarsene il prossimo 13 giugno, nonostante il suo contratto scada nel 2018. "Non abbiamo avuto l'aiuto necessario su questioni in cui siamo in grossa difficoltà"

"Ho formalizzato ieri sera (martedì 19 maggio) la disponibilità di dimissioni. Gestire questa azienda è diventato oggettivamente difficile". Così Francesco Zavattaro, manager della Asl Lanciano-Vasto-Chieti, ha ufficializzato in conferenza stampa una decisione già nell'aria da tempo, a causa del clima poco disteso con la giunta regionale in carica da un anno. 

"Su questioni in cui siamo in grossa difficoltà - spiega il direttore generale - non abbiamo avuto l'aiuto necessario. In particolar modo, c'è una sofferenza diffusa sugli organici che si ripercuote sull'attività quotidiana. Questa - dice ai giornalisti - non è la mia azienda, ma quella del territorio, a cui devono essere garantite delle risposte". Pacato, ma amareggiato, il direttore generale espone con tranquillità le ragioni che lo hanno spinto alle dimissioni ben prima del termine del suo contratto, il 2018. "Noi non siamo dipendenti di questa azienda: siamo qui per amministrarla secondo le linee guida della Regione". E fra le questioni che, secondo il manager, sarebbero state poco considerate dai vertici istituzionali, ci sarebbero anche le condizioni strutturali dei corpi C e F, protagonisti di uno scandalo scoppiato due anni af, la convenzione con l'università d'Annunzio, le contestazioni sulle proroghe dei contratti. "C'è stata la mancanza di indicazioni e di collaborazione istituzionale indispensabile", puntualizza.

"Questa decisione, dal punto di vista operativo, è maturata ieri sera", ammette. "Dopo ulteriori tentativi di interlocuzione con l'assessore (Paolucci, ndc) non sono riuscito ad avere riscontri". La tensione con i vertici regionali, già accesa da tempo, non si è ancora spenta. E lo fa capire Zavattaro quando confessa: "Avevo già rimesso questo mandato, ma non ho visto un cambiamento significativo nei rapporti con gli organi regionali". 

La freddezza di D'Alfonso e Paolucci, insomma, è proseguita. "Se le cose non cambieranno - prosegue - il 13 giugno andrò via definitivamente da questa Asl". Una sorta di ultimatum che, però, è difficile possa cambiare le cose. Ma Zavattaro mantiene una certa diplomazia: "Penso ci sia la volontà di connnotare la governance del sistema in maniera più coerente con gli ordinamenti politici. Ma io mi ritengo neutrale rispetto alla politica: quello che voto deve essere irrilevante per il mio profilo".

Nel bilancio finale dei suoi cinque anni di attività, periodo di tempo che ha compreso anche la fusione delle aziende sanitarie provinciali, Zavattaro è positivo. "Nel 2010 la situazione era drammatica sotto tutti i punti di vista, con un disavanzo fino a 250 milioni, fornitori non pagati da almeno 3 anni, dissesto funzionale, un parco tencologico da Medioevo. Ma in quasi due anni siamo andati in pareggio, seppure con qualche incidente di percorso non sempre dipendente da noi: la gestione è sempre stata attenta, ma le difficoltà non vanno nascoste. Nonostante queste, però, c'è stata una gestione economica degna e adeguata ai bisogni di una Regione che deve rientrare dal dissesto". 

Per il direttore generale dimissionario, anche sul fronte sanitario la sua gestione ha raggiunto buoni risultati. "Come il presidio di Ortona - dice - che non stava meglio di Guardiagrele ed Atessa. Siamo riusciti a fare un ripensamento sul ruolo de piccolo ospedale, trasformandolo in ospedale della donna: Ortona, oggi, è un vero gioiellino. E questo metodo è a disposizione di chi verrà per provare a fare qualcosa di simile".

E sul tema caldo delle ultime settimane, ossia il mega ospedale che D'Alfonso vorrebbe realizzare a San Giovanni Teatino, a metà fra i presidi di Chieti e Pescara, Zavattaro, sempre diplomatico, replica: "Oggi in Europa non si costruiscono più ospedali superiori a 500 posti".

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