Sgominata la banda di spacciatori che maneggiava cocaina purissima e aveva legami con la camorra

Cinque persone ai domiciliari, una con l'obbligo di dimora e quattro con l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria è il risultato dell'operazione "Numero uno"

Quando comunicavano sulle chat o al telefono, si appellavano tra loro come "Numero uno", definendosi così perché erano convintissimi del loro primato nella produzione e nello spaccio di sostanze stupefacenti. E allo stesso modo è stata denominata l'operazione del commissariato di Lanciano che ha messo fine al sodalizio criminale, dopo un complesso lavoro di indagine durato un anno, con cinque persone ai domiciliari e altre quattro sottoposte ad altre misure cautelari.

Dieci le ordinanze di misura cautelare emesse dal gip Massimo Canosa, su richiesta del sostituto procuratore Francesco Carusi, eseguite stamani dagli agenti del commissariato, coadiuvati dalla Squadra Mobile di Chieti, dal reparto Prevenzione Crimine e dall'unità cinofila di Pescara. 

A illustrare i particolari dell'operazione, in conferenza stampa, la dirigente del commissariato, Lucia D'Agostino e il questore Ruggiero Borzacchiello, che ha sottolineato "il grande impegno professionale degli uomini del commissariato di Lanciano", nelle accurate e delicate indagini, che hanno porato a "un'attività di repressione e prevenzione che permette di avere un accurato controllo del territorio"

L'indagine

Gli accertamenti investigativi sono iniziati un anno fa, con l'arresto di due persone dell'area campana, sempre per reati legati alla droga, dopo il sequestro di stupefacenti a due ragazzi minorenni. A dicembre 2018, finirono ai domiciliari Federico Irollo, considerato l'apice dell'organizzazione che gestiva il traffico di droga e vicino a un clan camorristico della zona di Napoli, affiancato dal bracco destro e genero Ciro Iengo, entrambi attualmente in carcere perché condannati in primo grado con giudizio imediato a più di 6 anni di reclusione e decine di migliaia di euro di multa.

Da allora, le indagini si sono sviluppate permettendo di accertare le responsabilità di altre persone, tutte di Lanciano, dedite allo spaccio in città e nell'hinterland frentano, alcuni di loro già noti alle forze dell'ordine per reati analoghi. In particolare, dopo l'arresto dei due campani, la base del sodalizio è stata trasferita nelle abitazioni di alcuni degli indagati di oggi.

Secondo quanto è stato ricostruito, l'organizzazione, sotto la guida di Irollo, che continuava a occuparsi del traffico di droga nonostante fosse ai domiciliari, era dedita alla produzione, trasformazione e spaccio di stupefacenti. "Per la prima volta - ha spiegato la dirigente D'Agostino - in città è stata sequestrata cocaina purissima al 96%". Questa sostanza veniva poi cotta e trasformata in crack per essere venduta sul territorio, per cui rappresenta una novità. Gli spacciatori si erano divisi equamente le zone di Lanciano in cui vendere la droga. 

In tutto, sono stati sequestrati 100 grammi di cocaina purissima, 130 di hashish e otto piante di canapa indiana, pari a circa 200 grammi, che avrebbero fruttato diverse migliaia di euro. La droga arrivava direttamente dalla Campania, grazie ai legami di Irollo con la zona. Un particolare che si è evinto anche dalle modalità di preparazione della sostanza, trattata con eccipienti come ammoniaca, bicarbonato e mannite: una prerogativa, hanno spiegato gli investigatori, tipica delle organizzazioni criminali di stampo camorristico.

Durante le indagini, sono state documentate più di 200 cessioni di droga, attraverso riscontri effettuati con attività tecniche e servizi di osservazione e pedinamento.

I nomi

Oltre ai due già in carcere, cinque persone sono finite agli arresti domiciliari. Si tratta di:

  • Nazario Pio Boscarino, 21 anni
  • Giuseppe De Benedetto, 52 
  • Gabriele Iacovella, 24
  • Andrea Pierini, 40
  • Gasperino Trivilini, 39

Altre tre persone sono sottoposte all'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria:

  • Federico Di Nenno, 23 anni
  • Giuseppe D'Urso, 40
  • Willie Emmanuel Toribio Rubel, 25

Ha l'obbligo di dimora nel comune di residenza Camillo Musa, 39 anni. Tra gli indagati c'è anche un minore, deferito al tribunale per i minorenni dell'Aquila. 

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