Il grido d'allarme dal rifugio Pomilio: "Nessuno viene a pulire la strada, aspettano un'altra Rigopiano"

D'Emilio denuncia di aver sollecitato un intervento delle istituzioni già da lunedì scorso, ma gli sarebbe stato risposto che arrivare sin lassù è pericoloso

Dopo la tragedia dell'hotel Rigopiano, arriva il grido d'allarme del gestore del rifugio Bruno Pomilio, raccolto dal blog Neve Appenino. "Tutti mi cercano, ma nessuno fa nulla - accusa Roberto D'Emilio - evidentemente Rigopiano non ha insegnato nulla. Siamo immersi nella neve che in alcuni punti tocca 7 metri".

D'Emilio racconta di essere stato abbandonato da tutti, ad eccezione del sindaco di Rapino, Rocco Micucci, "che ci sostiene in tutti i modi". Ma, per ora, la strada che arriva davanti al Rifugio non è stata pulita, nonostante l'ultima diffida sia stata fatta lunedì (16 gennaio), due giorni prima della valanga di Farindola, quando la neve era alta appena mezzo metro. Ora, invece ha superato di gran lunga i tre metri, con accumuli che arrivano fino a 7 metri. 

"Prefettura e Carabinieri - accusa - si sono limitati a dire che pulire la strada è pericoloso. Io, attualmente, sono solo al Rifugio, avendo mandato mia moglie e mio figlio sotto a Pescara 2 giorni prima della bufera. Ho i viveri, ma tutta la scorta per lavorare è andata persa in quanto o alimentavo la luce e telefono o i frigoriferi: ora è tutto da gettare. Dalla sala operativa della prefettura ci avevano assicurato che due turbine venute da fuori provincia sarebbero salite fino a noi. Il giorno dopo non sono salite perché pericoloso e il bello è che volevano che lasciassi il rifugio. Evidentemente Rigopiano non ha insegnato nulla: è un anno e mezzo che facciamo presente la criticità della strada, ma nulla di fatto fino ad ora. Sono senza parole". 

Poi concude: "E dire che questo rifugio è una della mete più ambite da tutti i frequentatori della montagna, una vetrina turistica per l’Abruzzo notevole, ma nessuno ci aiuta, anzi, se possono denigrarci ci vanno a nozze"

 Già una settimana fa i gestori del rifugio, rimasto isolato, ha organizzato una campagna di crowdfunding per l'acquisto di un battipista

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