"Le ambulanze senza medico sono taxi": scoppia la guerra tra il sindaco di Rapino e gli infermieri

Un video di denuncia sui tagli dell'emergenza nelle zone interne diventa un caso politico che coinvolge i rappresentanti di categoria

Roberto Romano, presidente Siiet

"Noi non abbiamo bisogno di un servizio di taxi". È bastata questa frase, pronunciata in un video di quasi 3 minuti pubblicato su Facebook dal sindaco di Rapino, Rocco Micucci, a far infuriare gli infermieri dell'emergenza territoriale, che, piccati, hanno replicato: "Non siamo tassinari!", ricevendo anche la solidarietà del direttore generale della Asl Thomas Schael. 

Per comprendere meglio, bisogna fare qualche passo indietro. Martedì scorso, Micucci pubblica sul suo profilo Facebook personale un video in cui contesta la delibera numero 264 della Regione, che definisce "scellerata". Nella registrazione, in particolare, informa i suoi follower di aver chiesto al direttore della Asl, all'assessore alla Sanità Nicoletta Verì e al governatore Marco Marsilio di ritirare il documento che, dice, "attenta alla vita dei cittadini". 

In particolare, Micucci attacca il punto che trasforma i punti 118 delle zone interne in cosiddetti India, ossia autoambulanze senza medico a bordo, ma solo con autista e infermiere. Ed è a quel punto, come si può vedere nel video, che si lascia andare alla provocazione:

Noi non abbiamo bisogno di un servizio taxi, ma di una rete di emergenza che sia in grado di accorciare le distanze che purtroppo ci sono tra le zone interne e i centri ospedalieri magigori e che diventano ancora più ampie soprattutto in alcune stagioni dell'anno, come l'inverno. Sono centri in cui vive una popolazione anziana che spesso ha difficoltà a spostarsi: è impossibile pensare che esista un servizio senza medico a bordo.

In ragione di queste riflessioni, spiega ancora nel video, qualora la delibera non venisse ritirata, minaccia di rivolgersi all'autorità giudiziaria "perché è un attentato alla vita e alla salute dei miei cittadini", garantite dalla Costituzione italiana. 

Questa provocazione, però, non è andata giù alla categoria degli infermieri del 118, che hanno preso le parole del sindaco di Rapino come un'offesa, un attacco alla categoria. 

In una nota, i presidenti della Società italiana infermieri di emergenza territoriale (Siiet), Roberto Romano, e dell’ordine delle professioni infermieristiche (Opi) della provincia di Chieti, Giancarlo Cicolini, dicono di aver assistito "allibiti" al video e commentano: 

Si tratta di commenti francamente sopra le righe, quando non diffamatori, nei confronti della categoria degli infermieri. Se il sindaco, prima di commentare e postare, avesse utilizzato Internet per informarsi davvero sulla materia, avrebbe scoperto che il mezzo infermieristico territoriale esiste da più di vent'anni in tutte le realtà più evolute del Paese in ambito di emergenza urgenza territoriale. 

Sistemi come quello lombardo, toscano o dell’Emilia Romagna, solo per citarne alcuni, sono indiscutibilmente autentici fiori all'occhiello della nostra gestione territoriale dell’emergenza urgenza. Quei sistemi si basano sul concetto di rete e corretta integrazione tra mezzi e professionisti e vedono nel modello “India” il loro punto di forza. Quei sistemi evidenziano, ad oggi, dati alla mano, i migliori risultati in Italia, peraltro assolutamente in linea con quelli internazionali.

Ecco allora che il definire la presenza in questi setting dell’infermiere, che è un professionista con formazione e competenze riconosciute, come un “attentato alla salute pubblica”, o “un servizio taxi”, scrivere di non poter “neanche pensare che davvero si possano immaginare interventi del 118 senza medici” e che “qui stiamo parlando di salvare la vita delle persone, non di fornire una prestazione qualsiasi”, oltre che essere gravemente diffamatorio della professionalità dei colleghi, finisce con l’essere nulla più di frasi a effetto, purtroppo vuote rispetto a ogni possibile contenuto e non supportate da elementi scientifici, ma solo da cattiva informazione e da pregiudizi medievali che non tengono conto della necessità di integrare tra loro ruoli e competenze sanitarie in maniera appropriata, facendo intervenire il mezzo di soccorso con l’équipe necessaria in base alla prestazione assistenziale da garantire.

Che, tra l’altro, è proprio la proposta consegnata dalla Asl Lanciano Vasto Chieti ai colleghi sindaci di Micucci in sede di Comitato ristretto. Evidentemente il sindaco di Rapino, oltre a non avere competenze in Sanità, non ha nemmeno l’umiltà o forse l’interesse a fare una chiamata ai suoi colleghi sindaci o di informarsi diversamente come hanno già fatto tutti da giorni. Smettiamola di buttare tutto in caciara, di mettere gli uni contro gli altri i professionisti della sanità, di spaventare i cittadini! Cominciamo invece a ragionare in un’ottica di sistema su una moderna integrazione delle diverse competenze.

I due rappresentanti della categoria infermieristica, che invitano comunque Micucci a un confronto, lanciano un appello al sindaco di Rapino:

Meglio farebbe, invece di diffondere inutili allarmismi, ad abbandonare posizioni preconcette e infondate scientificamente, perseguendo invece la via della corretta informazione, per se stesso e per i cittadini ai quali si rivolge. Questi potranno stare tranquilli sul fatto che, ogni qualvolta troveranno un infermiere a soccorrerli, saranno gestiti con competenza e professionalità in un sistema di rete che garantirà loro il massimo della sicurezza possibile.

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